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Lo scopo delle basi turche in Qatar e Somalia e in altri paesi ancora

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La costruzione della base militare turca in Qatar rispecchia la necessità di Ankara di centralizzare il suo potere nel Golfo e di impossessarsi di uno sbocco vitale sulle più importanti rotte commerciali del mondo verso l’Asia sudorientale

Al-Arab.co.uk (19/08/2019). Traduzione e sintesi di Alessandro Tonni.

La sempre maggiore presenza militare della Turchia nei paesi della regione, soprattutto in Qatar, riflette l’intento turco di rendere l’emirato qatariota una base di appoggio degli interessi di Ankara in una zona vitale con una sua profondità strategica. La BBC ha condotto un servizio approfondito sulla propagazione delle basi militari turche all’estero e sui loro scopi.

Fino a pochi anni fa, la Turchia non possedeva nessuna base militare fuori dei suoi confini nazionali, fatta eccezione per una presenza militare a Cipro Nord risalente al 1974. Un dato, questo, che ha sollevato dei sospetti in relazione al fatto che tramite queste basi la Turchia tenta persistentemente di aggravare la crisi delle situazioni regionali e di irrigidire le relazioni internazionali.

La Turchia possiede basi militari in Somalia, Qatar, isola di Cipro, ed era in procinto di stabilire una base navale nei pressi dell’isola sudanese di Suakin, se al-Bashir non fosse stato rovesciato, oltre al tacito supporto militare in Libia, per non parlare della rilevante presenza militare nel Nord della Siria e in Iraq, con l’unico intento di indebolire qualsiasi istanza separatista curda.

La giornalista Hande Firat, dopo avere chiaramente spiegato di essersi recata a Doha per visitare la base di Tariq ibn Ziyad, ha riportato una notizia relativa ad una “grande inaugurazione” di una nuova base militare turca in Qatar, in programma per il prossimo autunno.

La giornalista, ha fatto notare che la base militare in Qatar continua ad espandersi e che si sta costruendo una nuova installazione vicino alla base militare di Tariq ibn Ziyad. Hande Firat, ha posto in evidenza che i lavori di costruzione della nuova base sono stati completati e che essa include al suo interno una grossa miriade di installazioni congiunte. Un recente servizio diffuso dalla BBC, ha riportato che la sempre crescente sensazione di pericolo avvertita dal presidente Erdogan, dopo il fallito tentativo di colpo di stato condotto contro di lui nel 2016, è un fattore chiave che si cela dietro il frenetico bisogno dei turchi di stabilire delle basi in Qatar e Somalia e in altre parti. La Turchia ha una tacita presenza militare in Libia, e offre supporto militare al Governo di Accordo Nazionale e alle milizie da essa sostenute nella lotta contro l’Esercito Nazionale Libico che è intenzionato a liberare Tripoli dai movimenti armati e dalle milizie estremiste, e a ripristinare le istituzioni statali.

Il supporto della Turchia alle milizie, apparve in maniera manifesta quando i turchi inviarono un ingente quantitativo di navi da trasporto truppe e droni alle forze del governo di Tripoli. Pur tuttavia, questi rifornimenti non cambiarono l’equilibrio delle forze sul campo, ma costituiscono un elemento che rivela la misura dell’infiltrazione turca nel paese e la minaccia che essa costituisce per l’avvio di un processo politico e di iniziative per la stabilizzazione.

Dopo un anno e mezzo dall’apertura della base in Qatar, la Turchia ha situato in Somalia una grande base militare nella capitale, a Mogadiscio, per addestrare le truppe somale e per sostenere le milizie radicali presenti sul posto. I costi dell’installazione del complesso ammontarono a circa 50 milioni di dollari, stando ad alcune fonti, e potevano dare alloggio a circa 1500 truppe ed offrire loro addestramento al tempo stesso. Lo spazio della base copre 4 chilometri quadrati ed è in grado di ospitare flotte navali da guerra, aerei militari, e le Unità Speciali.

La Turchia offre armi e munizioni alle forze che addestra in Somalia, e col pretesto dell’addestramento espande la sua influenza sul posto e sfrutta le risorse del paese. Tuttavia, le ambizioni turche di stabilire una presenza militare nel Corno d’Africa sono rimesse al benestare dell’Egitto che controlla il Canale di Suez. Questo riesce ad impedire che le navi turche passino nello stretto, nell’eventualità che la rivalità tra i due paesi possa sfociare in una guerra, o per meglio dire, nel caso in cui Ankara si appresti a lanciare una sfida ai paesi della regione.

Nel 2018, la Turchia ha insediato 11 basi militari nel territorio iracheno, anche se il numero effettivo di queste basi ammonterebbe a più di 15. Alcune tra esse, si trovano ad una profondità di 30 chilometri all’interno della regione del Kurdistan iracheno, secondo le ultime informazioni.

In Siria, la Turchia ha posto 12 punti di controllo nei governatorati di Idlib, Homs, Aleppo, di intesa con i russi, con l’obiettivo di creare un suo insediamento in quella che è nota come zona di Khafd at-Tas’id. In egual modo, Ankara detiene un certo numero di basi militari nei distretti di al-Bab, Jarablus, A’zaz, Afrin, ovvero zone che si trovano sui confini tra Turchia e Siria e che sono sotto controllo turco in alleanza con le forze di opposizione al governo di Damasco, dato che queste zone hanno supinamente accettato di essere completamente turchizzate.

Al-Arab.co.uk è una testata panaraba e riporta notizie di attualità politica, sociale ed economica. Il giornale è stato fondato nel 1977, ha sede di pubblicazione in Inghilterra e vende in numerosi paesi.

Vai all’originale: https://alarab.co.uk/ماذا-تُريد-تركيا-من-قواعدها-في-قطر-والصومال-ودول-أخرى


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