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L’islamofobia è punita dalla legge?

Di Delphine Roucaute. Le Monde (20/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Il termine ‘islamofobia’ suggerisce di base una paura collettiva della religione islamica. Tuttavia, da qualche anno ha iniziato a indicare l’insieme delle reazioni di rifiuto nei confronti dei musulmani (o presunti tali). Di fatto, se il suffisso ‘fobia’ designa una ‘paura’ da un punto di vista etimologico, il suo senso è stato deviato sino a designare un concetto di ‘ostilità sociale”, come accade per i termini ‘xenofobia’ e ‘omofobia’.

Numerose istituzioni cercano di tracciare i contorni di questo concetto che prevede sia dei pregiudizi che delle azioni. Secondo un rapporto del 2014 del Consiglio contro l’Islamofobia in Francia “si tratta di un insieme di azioni di discriminazione o di violenza contro istituzioni o individui in ragione delle loro appartenenza, reale o presunta, all’Islam. Tali azioni sono inoltre legittimate da ideologie e narrative incitanti all’ostilità e al rifiuto dei musulmani”. Il rapporto aggiunge che “l’islamofobia è una violazione dei diritti umani e una minaccia per la coesione sociale”.

L’islamofobia non è punita in quanto tale dalla legge in Francia. Il quadro legale a cui si può fare riferimento è quello delle leggi che regolano la libertà d’espressione: di fatti, secondo la legge del 29 luglio 1881 sulla libertà di stampa, “la provocazione alla discriminazione, all’odio o alla violenza verso individui in ragione della loro origine o della loro appartenenza o meno a un’etnia, una nazione, una razza o una determinata religione” può essere oggetto di condanna. È in questo contesto giuridico che diverse persone con intenti islamofobi sono stati giudicati.

A titolo d’esempio, ricordiamo che il 15 ottobre 2013 Christine Tasin, presidente dell’associazione Resistenza Repubblicana, aveva dichiarato, nel corso dei festeggiamenti per l’Eid al-Kabir a Belfort, di essere islamofoba e di essere fiera del suo odio verso l’Islam. Le sue parole erano state considerate tali da “suscitare il rifiuto dei musulmani nel designarli come un pericolo per la Francia”. La militante islamofoba è stata quindi condannata per “incitamento all’odio razziale”.

A livello internazionale, alcune istituzioni europee e occidentali, come il Consiglio d’Europa o l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE) hanno legittimato l’uso del termine ‘islamofobia’. Ma la lotta all’islamofobia stessa è anche uno dei cavalli di battaglia dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), che vuole ottenere il riconoscimento di questo reato a livello mondiale e la sua classificazione nella stessa categoria del razzismo. Questa campagna si è concretizzata con la menzione dell’islamofobia tra i mali da combattere in seno alle conferenze delle Nazioni Unite sul razzismo. Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon ha dichiarato nel 2009 che il razzismo si può esprimere anche sotto forma di “odio contro un popolo o una categoria particolare, come l’antisemitismo o più di recente come l’islamofobia”.

Delphine Roucaut è una giornalista francese per il sito LeMonde.fr.

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Roberta Papaleo

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