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L’Europa e la guerra nel Mar Mediterraneo

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (06/09/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Alla stazione ferroviaria di Londra si avverte il caos descritto dai notiziari per la presenza dei migranti. Un caos non insolito, ma al quale siamo stati abituati per i conflitti in Medio Oriente e che hanno aumentato l’ondata di flussi migratori verso l’Europa, ponendo il continente dinanzi a sfide economiche, legali e di sicurezza.

Di recente, l’Unione Europea si è mobilitata al fine di emanare leggi valide che limitino il fenomeno con la possibilità di formazione di una forza navale nel Mediterraneo in modo da controllare la navigazione e fermare l’arrivo di migranti illegali. Una decisione che richiede l’approvazione internazionale.

Al di là delle lamentele, il numero di migranti in Europa è ancora accettabile, anche se preoccupa i governi locali. Si contano circa 200.000 persone e si prevede che tale numero continui a crescere. Al riguardo, un funzionario spagnolo ha forse esagerato nell’affermare che la recente “invasione” migratoria vedrà gli europei rappresentare la minoranza nei rispettivi Paesi.

Ma cosa spinge molti a fuggire verso l’Europa e cosa ci si aspetta da questo continente? Un analista arabo ha asserito che alla base della fuga vi sono politiche mirate interne al Paese di origine. Una tale dichiarazione risulta senza fondamenta, in quanto le ragioni possono essere racchiuse in due punti. Il primo, si riferisce alla condizione di instabilità nella regione di provenienza e alla perdita di controllo, da parte dei regimi locali, dei propri confini. Dunque, il mare si trasforma in spazio aperto tanto per i trafficanti quanto per i rifugiati. Il secondo punto è da ricercare inevitabilmente nei conflitti in corso e nelle vittime della Siria, della Libia e di altri Paesi vicini.

Negli ultimi anni, e in particolare in seguito allo scoppio della Primavera Araba, l’afflusso di persone dirette verso l’Europa è stato uno degli argomenti più discusso. Dunque, non dovremmo sorprenderci di quel che accade, anche se i governi europei sembrano essere stati presi alla sprovvista.

Se il numero di migranti, piuttosto limitato, preoccupa a tal punto l’Europa, possiamo comprendere le difficoltà che incontrano Paesi quali il Libano, la Giordania e la Turchia, che ospitano a oggi milioni di rifugiati, pur disponendo di un ristretto potenziale economico.

L’Europa, e più in generale la comunità internazionale, ha due obiettivi da portar a termine al fine di arginare la crisi. Il primo consiste nel garantire sostegno ai Paesi confinanti le zone di conflitto e fornir loro servizi essenziali all’accoglienza dei rifugiati. Il secondo, mira all’intervento militare, in Siria e in Libia, per metter fine alla tragedia in corso, e che appare l’unica soluzione valida dopo politiche incerte e fallimentari.

Entrambi i due obiettivi si presentano come la sola via d’uscita per un continente stabile, quale quello europeo, che dispone comunque di mezzi economici per contenere futuri flussi migratori.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Roberta Papaleo

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