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La Lega Araba: speranze e sfide

lega araba

Di Amil Amin. Asharq al-Awsat (08/03/2016). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

A breve si riuniranno i ministri degli Esteri arabi presso la sede della Lega Araba per scegliere il nuovo segretario generale dell’organizzazione, e forse gli interrogativi non riguardano più la personalità o la nazionalità del prossimo rappresentante, ma piuttosto le sfide che si trova ad affrontare la Lega e gli strumenti necessari a rinnovarsi.

Gli ultimi cinque anni con gli sviluppi e le rivoluzioni cui abbiamo assistito hanno sollevato vari interrogativi. Le ragioni principali per le quali è stata istituita la Lega araba continuano ad essere presenti: in primis, la questione palestinese, i sogni di unità araba, il mercato arabo comune e la difesa comune. Questi obiettivi rappresentano un’impellente necessità che tutti sperano si possano realizzare o almeno che la Lega riesca a concretizzarli in parte.

Ciò che accade nei corridoi della Lega Araba è una eco delle condizioni generali, dello stato di divisione, lotta, disaccordo e anteposizione degli interessi particolari a quelli collettivi. Nell’era della globalizzazione selvaggia cui si accompagna il capitalismo e l’occidentalizzazione, c’è forse bisogno di credere maggiormente nell’identità araba come fonte culturale che unisce tutti gli arabi, soprattutto le nuove generazioni che non hanno vissuto l’epoca nazionalista.

La Lega Araba non potrà avere un ruolo realmente efficace senza strumenti in grado di renderla un’istituzione capace di agire. In sintesi deve cristallizzare una visione difensiva completa, responsabile di plasmare la regione araba sulla scorta degli errori propri e altrui e di sbarrare la strada agli interventi stranieri che hanno portato solo distruzione, come testimoniano gli ultimi esperimenti.

Nella sua nuova epoca, la Lega Araba ha bisogno di un chiaro strumento di risoluzione diplomatica delle controversie interne e di risoluzione delle lotte che possono sorgere tra i membri. Inoltre, non potrà sopravvivere senza una visione politica futura in grado di comprendere ciò che accade nella regione, specie le alleanze dannose che vogliono estromettere gli arabi dalla geografia, dopo esser stati espulsi dalla storia. La situazione finanziaria mondiale e quella economica degli arabi richiede di rilanciare al più presto l’integrazione economica, specie per i colpi subiti a causa della manipolazione del prezzo del petrolio; in caso contrario la regione rischia il fallimento. Questo momento storico, inoltre, porta con sé una sfida senza precedenti: il terrorismo transfrontaliero che non si può superare singolarmente senza una cooperazione comune.

Il vero problema che affronterà il nuovo segretario generale è di ridare colore ai popoli arabi, poiché né gli iraniani, né gli israeliani o i turchi, loro vicini geografici, sono partecipi della loro identità storica. Pertanto ora occorre cercare l’identità araba, le sue origini e radici, prima che si dissolva e si corrompa nelle “identità letali” che ci circondano da ogni parte. Fin dal tempo della grande discordia gli arabi sono divisi e questo è un lusso che l’attuale momento storico con i suoi scontri presenti e futuri non può sostenere. Pertanto è necessaria una volontà ferrea per superare gli incubi dei nostri giorni, ma nessun futuro segretario generale può farcela da solo. È un compito arduo ma non impossibile, segno che la buona volontà non dispensa dall’integrità dei criteri.

Amil Amin è uno scrittore egiziano.

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Roberta Papaleo

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