Siria Zoom

La cooperazione russo-americana in Siria

Di Jonathan Steele. Middle East Eye (29/09/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Ora, dopo il primo incontro formale tra Vladimir Putin e Barack Obama, cosa succederà al conflitto siriano? Poi, il vago accenno al coordinamento militare porterà a qualche differenza di condotta tra le linee dell’esercito siriano e delle forze di Daesh (ISIS)? Ce la faranno i curdi, con l’aiuto degli Stati Uniti, a bloccare il flusso dei nuovi affiliati di Daesh dalla Turchia?

Queste domande sono ancora aperte, ma ci sono almeno quattro fattori che porteranno la Siria al centro degli incontri delle Nazioni Unite, dando la possibilità a Putin di emergere come leader. In primo luogo, vi sono i timori per il ritorno in Europa dei volontari partiti per unirsi a Daesh. In secondo luogo, l’aumento dell’afflusso dei profughi siriani ha messo in allerta i politici europei sul livello di disperazione che vige in Siria.

Inoltre, non soltanto vi sono indiscrezioni circa il fallimento del programma degli Stati Uniti di addestrare una forza ribelle laica, ma sta prendendo sempre più piede l’idea, in ambiente accademico e a livello politico, che non può esserci nessuna soluzione politica finché le dimissioni di Assad saranno la precondizione di qualsiasi transizione politica e che bisogna garantire la protezione delle istituzioni siriane esistenti per evitare il vacuum politico che si è creato in Iraq e in Libia.

Tutti questi punti non sono nulla di nuovo, ma la scorsa estate hanno raggiunto un punto critico.

Ecco, però, che entra in gioco Putin. Può darsi che la sua apparizione in scena sia motivata dall’intenzione di spostare l’attenzione dell’agenda delle Nazioni Uniti dall’Ucraina alla Siria. Tuttavia, nonostante il sistema mediatico abbia messo in luce il presunto supporto di Putin per Assad, i commenti del presidente russo lasciano intendere anche l’idea di cambiamento.

“Non c’è altra soluzione […] che rafforzare l’apparato istituzionale effettivo, ma allo stesso tempo, le autorità siriane in carica devono iniziare a dialogare con l’opposizione e portare avanti un programma di riforme”.

In definitiva, anche se gli attacchi aerei americani e siriani hanno bloccato l’avanzata di Daesh nel Kurdistan iracheno, le forze del gruppo estremista hanno conquistato Palmira in Siria e Ramadi in Iraq. Per ora, non si può ancora dire se il coordinamento militare tra gli Stati Uniti e la Russia porterà a qualche risultato.

Jonathan Steele è un esperto corrispondente dall’estero e autore di numerosi studi sulle relazioni internazionali.

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Roberta Papaleo

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