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Iran-Usa: la mediazione francese si prospetta difficile

di Elias SAIKALI   L’Orient-Le Jour (10/08/2019)  Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Riuscirà Parigi a placare la partita tra Washington e Teheran?

“L’Iran ha gravi problemi finanziari. Vuole disperatamente parlare con gli Stati Uniti, ma riceve messaggi contraddittori da tutti coloro che pretendono di rappresentarci, incluso il presidente francese Macron “. Così Donald Trump, giovedi scorso ha attaccato il suo omologo francese Emmanuel Macron, criticandone i tentativi di “mediazione” con la Repubblica islamica. “So che Emmanuel ha buone intenzioni, come altri, ma nessuno parla per gli Stati Uniti tranne gli Stati Uniti stessi”, ha insistito.
In “risposta” a questa affermazione, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha dichiarato ieri che “sull’Iran, la Francia si esprime in tutta sovranità. È fortemente impegnata per la pace e la sicurezza della regione, è impegnata a consentire una riduzione delle tensioni e non ha bisogno di alcuna autorizzazione per farlo”. Questa nuova esternazione di Trump arriva quando l’Europa, e la Francia in particolare, stanno provando a salvare sia l’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA) da cui gli Stati Uniti si sono ritirati l’8 maggio scorso, ma anche ad avviare una riduzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico.
Nelle ultime settimane Francia e Iran hanno moltiplicato i contatti, sia telefonicamente, in particolare tra Emmanuel Macron e il suo omologo iraniano Hassan Rohani, o attraverso incontri diretti, come quelli avvenuti nei mesi di giugno e luglio, tra il consigliere diplomatico del presidente francese, Emmanuel Bonne, e Rohani, ma anche con il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif.

Sebbene anche altri paesi europei abbiano contatti con l’Iran, come la Gran Bretagna, la Germania o la Svizzera (incaricati di rappresentare gli interessi americani in Iran), la Francia sembra, più che i suoi partner, voler prendere le redini delle “operazioni” e mediare tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica, un compito che però si preanuncia difficile.
“Gli sforzi diplomatici francesi stanno suscitando esasperazione sia sul versante iraniano che su quello americano”, spiega Clément Therme, ricercatore post dottorato del programma “Nuclear Knowledges” di Sciences Po, contattato da L’Orient-Le Jour.Donald Trump vuole parlare direttamente con Rohani e non gli piace il fatto che degli intermediari si spingano in avanti in questa storia (…) e che i conservatori iraniani dal canto loro considerino la Francia la” faccia sorridente “nelle discussioni con gli Stati Uniti “, ha aggiunto.
Gli americani non hanno esitato a silurare la prima iniziativa francese di mediazione durante la visita a Teheran di Bonne, ex ambasciatore della Francia in Libano e buon conoscitore dell’Iran. Donald Trump, parallelamente a questa visita, aveva annunciato via Twitter l’imminente imposizione di nuove “considerevoli” sanzioni contro Teheran.
Parigi può dunque apparire in una buona posizione per un possibile negoziato o anche una mediazione. È un forte sostenitore dell’accordo sul nucleare, ma considera gli Stati Uniti come uno dei suoi principali alleati strategici, nonostante le loro differenze.
Per gli analisti, la Francia sembra affrontare anche una situazione di “doppia impotenza”: da un lato, “economica, con il fallimento della compensazione delle sanzioni sull’Iran; e, d’altra parte, diplomatica, a causa dell’alleanza tra Washington e Parigi, che fa sì che, per l’Iran, la Francia non appaia come un paese neutrale come potrebbe essere il Sultanato dell’Oman o la Svizzera “, analizza Clément Therme.
Durante la sua visita a Teheran a giugno, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha incontrato la Guida suprema. Quest’ultimo ha categoricamente respinto l’offerta di mediazione di Abe e ha rifiutato un incontro “, ha affermato Holly Dagres, esperta di Iran e membro del Consiglio Atlantico, aggiungendo che “neanche l’offerta di mediazione di Macron verrà accettata, a meno che gli Stati Uniti non decidano di abolire tutte le sanzioni”. Ma per infrangere i codici e cercare di far muovere le cose, il presidente francese arriverebbe ad andare in Iran? Secondo gli analisti, questa è una possibilità, ma per il momento è complicata da realizzare. “Una visita di Emmanuel Macron avrebbe grandi chances di realizzarsi soltanto se venisse supportata da Trump”, conclude Clément Therme.

Il presidente degli Stati Uniti e la sua controparte francese potrebbero, tuttavia, essere in grado di incontrarsi e discutere la questione iraniana dietro le quinte del vertice del G7 che si terrà alla fine di agosto a Biarritz.
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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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