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Intervista a Nazzareno Venturi

Carissime lettrici e lettori di Arabpress, dopo una lunga pausa torno a pubblicare e lo faccio con una ricca e lunga intervista a Nazzareno Venturi, professore di scienze psico-pedagogiche e storico-religiose, esperto di Islam e di Sufismo, fa parte della direzione del centro ricerche psicopedagogiche e psicosociali di Milano. Molte sono le sue pubblicazioni, tra cui ricordo i recenti “Rapportarsi con gli altri e con se stessi” ed. sufijerahi, “Il Sufismo nei viaggi di Ibn Battuta” e “Conversazioni sul tappeto” con le ed. Tipheret. Si diletta anche in vari ambiti artistici.

Io lo conobbi nel 2006, a Genova, in occasione della prima presentazione del mio libro “Uno sguardo musicale sul mondo arabo-islamico”, MMC Edizioni, che era appena stato pubblicato e che mi onorava della Prefazione del M° Gabriel Mandel. Fu proprio Mandel a mandare il prof. Venturi, come relatore alla presentazione del mio libro. Lo ringrazio ancora per tanta disponibilità, visto che non mi conosceva affatto. “Conversazioni sul tappeto”, il libro succitato, è proprio dedicato al Maestro Gabriel Mandel.

Prendendo spunto da un capitolo tratto dal libro di Venturi, “Il sufismo nei viaggi di Ibn Battuta”, edizioni Tipheret, sull’utilizzo della musica durante lo dhikr per raggiungere la trance e sulla musicoterapia, adottata sin dal medioevo negli ospedali islamici, gli ho posto alcune domande che, ahimè, sono estremamente attuali. Nell’intervista che segue, perciò, si parlerà di musica e di Islam, di fanatismo e di religione. Chi volesse approfondire ciò che dice il prof. Venturi a proposito di Islam e dialogo interreligioso, può trovare interessanti spunti di riflessione nella sua intervista. Molto altro ancora si può trovare qui.

C.: Nazzareno Venturi, avrei tante cose da chiederti, approfittando della tua disponibilità. Prima di affrontare il tema “musica”, che ne dici di premettere qualcosa sui tanti fraintendimenti che i mass media, troppo spesso, propongono al pubblico ignaro? Ad esempio sul jihad, il cui significato è ben diverso da quel che sembrerebbe, sentendo continuamente parlare di terroristi-jihadisti. A parer mio, chi compie tante efferatezze e crudeltà non è altro che pazzo criminale e la religione non c’entra.

N. Venturi: Mi fa piacere conversando con te, data la tua competenza anche sull’Islam, che emerga il problema dell’ignoranza dei media nei confronti di questa religione, spesso presentata come se fosse indissociabile dal fanatismo e dalla violenza. Sarebbe come parlare di Cristianesimo come un fattore di pedofilia e di culto masochistico della sofferenza. Sia in un caso che nell’altro ci troviamo di fronte a devianze, a patologie. Se poi ci mettiamo la disonestà intellettuale (che per alcuni è diventata una professione vera e propria), il quadro è assai triste. Il fanatismo religioso è sempre esistito ma costituisce l’ombra, un riflesso oscuro dovuto all’ignoranza del suo contenuto spirituale. Da poco ho scritto un articolo su questo tema, ne cito l’inizio: “Non esiste religione immune dal fondamentalismo. In esse c’è da una parte l’apertura universale e dall’altra una chiusura settaria ed esclusivista (noi siamo i buoni e gli altri i cattivi). Con buon senso Gesù rimproverò gli apostoli perché avevano impedito ad un medico straniero di esercitare in quanto non era suo seguace. Importante è fare il bene, fu la risposta. Nel Corano per ben tre volte è scritto che donne e uomini, cristiani, sabei, musulmani e chiunque creda nel divino e compia il bene, quegli avrà il suo paradiso e non sarà leso di nulla. Non è importante stare in una “squadra” ma fare il bene. Quando nel Corano si parla di miscredenti non si intendono i cristiani, gli ebrei o altre brave persone che credono a quel che vogliono (nessuna costrizione, recita ancora il Corano), ma chi cercava ai suoi tempi di annientare l’Islam nascente. Era una lotta dura per difendersi da chi voleva sbarazzarsi di Maometto e dei suoi. Il Corano è chiaro, quando vi si legge “E, salvo un diritto di legittima difesa non uccidete la vita; Dio l’ha resa sacra. Su di lui la collera di Dio e la sua maledizione e gli prepara un castigo enorme (Corano, 33)”.

C: Grazie Nazzareno, altro che kamikaze che pensano di andare in paradiso! Per i lettori interessati a leggere questo tuo articolo per intero, lo trovano qui. Adesso, per favore, parlaci del capitolo sui benefici della musica, contenuto nel tuo libro. Mi interessa molto.

N. Venturi: Certo! Il capitolo di cui parli, all’interno del libro “Il sufismo nei viaggi di Ibn Battuta”, evidenzia come la musica sia stata usata non solo a scopo religioso ma anche terapeutico e pure per diletto. Anche qui, lasciami riprendere qualche passo: “Spesse volte Ibn Battuta si fermava insieme ai suoi confratelli sufi per fare lo dhikr. Da confraternita a confraternita cambiavano le melodie e le danze, oltre alle variazioni volute dal maestro di musica volta dopo volta. Da recitazioni sommesse con movimenti ritmici accennati a balli spettacolari e vorticosi. Lo dhikr comunque è finalizzato a liberare l’anima dalla prigione corporea per portarla a una effusione col divino (…). Jalaluddin Rumi mentre illustra la conoscenza di noi stessi come un fatto esperienziale non riducibile a teoria, paragona le istanze terrestri dell’essere umano ad un mulo e le altre spirituali ad un angelo: evoluzione ed involuzione di decidono su una corda tirata in direzioni opposte da una realtà ereditata geneticamente ma di cui ognuno è responsabile. E l’uomo è fatto così, un impasto di pulsioni biologiche condivise con le altre specie animali ed un lievito capace di spingerlo a cercare la bellezza, la giustizia e la verità verso l’infinito. Questo concetto dell’uomo come animale mistico, ricorrente anche nel pensiero cristiano, costituiva la base di una ricerca psicologica globale capace di considerare anche la realtà biologica e fisica dell’uomo, comportamentale di specie o etologica (gli istinti animali di sopraffazione vicendevole tradotti in guerre e delitti, riempiono i nostri manuali di storia). Ma quel che si è convenuto chiamare spirituale, testimoniato dalle opere d’arte, letteratura e di mistica rimane inspiegabile dall’approccio scientifico se non per l’investigazione di fattori esteriori e affatto esaustivi: riguarda l’assoluto, e l’assoluto non è una cosa, un fenomeno, per cui rimane in sé inconoscibile pur essendo vissuto e sentito.

C: La musica è in grado di scavare dentro noi stessi, di elevare l’animo verso Dio. Ed è talmente potente che non agisce solo sugli essere umani!

N. Venturi: Infatti. Riprendendo il testo dal mio libro: “La musica è in grado di risvegliare il ‘sentire’ non per via del senso esterno ma per l’effetto di quanto provoca nelle emozioni, negli stati interiori; niente come la musica, una buona musica, sa elevare l’animo come l’angelo della metafora di Rumi. Nulla di strano se gli effetti positivi della musica si riscontrano perfino sugli animali e sulle piante: il suono ed il ritmo agiscono fisicamente sulla realtà. Per questo i sufi usavano a scopo curativo la musicoterapia fin dal medioevo e ricercavano in sé, con perizia tecnica, l’espressione guarente come un poeta la parola evocativa. L’indagare nel proprio inconscio, spesso dai sufi paragonato alla ricerca di perle nel mare, permette di scoprire delle verità parafrasabili in linguaggio poetico o concettuale ma anche musicale. I mistici possono comporre la stessa musica o la stessa poesia in quanto nel mondo dello spirito come in quello fenomenico non si inventa ma si scopre, non per questo, gli uni con gli altri imitatori (questi invece ben identificabili dall’incapacità di proseguire autonomamente): giunti a quel punto della strada c’è quel che c’è. L’oggetto scoperto è una conoscenza reale, oggettivamente valida e in un certo senso verificabile in quanto può riprodurre in chi ascolta l’identico sentimento di chi l’ha composta. Del resto ogni uomo è fatto di medesime emozioni e istinti (oltre una struttura logica e linguistica comune) per cui tutto può, potenzialmente essere rivissuto da un sistema neuronale atto a ‘copiare’ in sé i dati comportamentali ed emotivi percepiti nell’ambiente. I sufi dunque hanno applicato consapevolmente la musica per creare effetti benefici prima d’allora vissuti in modo spontaneo, infatti, a partire dalle antiche tribù, la vita era scandita da canti e danze rituali dagli effetti coesivi di gruppo e abreativi a livello individuale. La musica amplifica i sentimenti interiori e permette di riportare dall’inconscio alla consapevolezza dell’io una realtà psichica che trova equilibrio dall’ascolto stesso: lo diceva al Ghazali già nel IV secolo: “Le note musicali, grazie alla loro armonia e al loro incanto, hanno il potere di suscitare ciò che riposa nel cuore, e di renderne evidenti pregi e difetti. In virtù di questo movimento interiore, dal cuore non scaturisce più di quanto esso racchiudeva in precedenza…La musica rappresenta per il cuore un vero toccasana e un eloquente archetipo. (Al Ghazali: // concerto mistico e l’estasi, ed. Il leone verde 1999, pag.27)”.

C.: Grazie per la completezza della tua risposta. Ora vorrei che ci parlassi un po’ del potere terapeutico della musica e di quanto, tale potere, fosse conosciuto e messo in pratica dai Sufi, già molti secoli fa, come tu stesso hai scritto.

N. Venturi: Ogni cosa in natura, dall’inorganico all’organico, quando è in movimento produce una vibrazione, un suono. Puntando in qualsiasi direzione dell’universo si percepisce un suono costante che quasi all’unanimità gli scienziati attribuiscono al residuo del big-bang. Ma anche dentro il nostro corpo c’è una vibrazione continua che proviene da ogni cellula, ogni scambio elettro-chimico e lo stesso metabolismo di ciascuna di esse produce un suono, perfino ricostruibile con particolari strumenti in note. La cosa sorprendente, ma tutt’altro per chi ci ragiona sopra, è che una cellula malata, cancerogena, è “stonata” mentre le altre sono intonate. Questo significa deduttivamente che delle vibrazioni armoniche prodotte dall’esterno, considerata la capacità del suono di passare nei corpi, potrebbero produrre effetti benefici e il recupero dell’equilibrio. I sufi hanno adottato la musicoterapia fin dal medioevo con cognizione di causa e non secondo semplice intuizione, per i suoi effetti sul corpo e sulla mente. Una tradizione consapevole e verificata che ancor oggi continua per esempio con lo psichiatra turco Oruc Guvenc, autore di molte musiche terapeutiche. Ma oltre la scienza vera e propria della musicoterapia, la musica fa bene sempre e non è un luogo comune dire che esalta anche l’intelligenza: questo perché l’ascolto di qualcosa di piacevole libera le endorfine con un’azione positiva sull’attenzione, e pure un buon rock come può essere quello di Celentano funziona.

C.: Al Ghazali, di cui ho letto il libro che citi nel tuo testo (gli dedicai un capitolo anche nel mio libro “Uno sguardo musicale sul mondo arabo-islamico”), con molta sagacia e ironia dimostra ai lettori quanto sia infondato ogni tentativo di condannare e reprimere la musica. Il pregiudizio e l’ignoranza, la volontà di non vedere e non capire, di non accettare che il male sta spesso nel cuore di chi lo “sente” come tale e non nell’oggetto delle proprie condanne, nel nostro caso la musica, sono tutt’oggi problemi scottanti, allo stesso modo degli altri che tu stesso hai citato, come la sessuofobia. In sintesi, come messaggio di speranza per i nostri lettori, cosa suggerivano i Sufi del passato, e cosa si può suggerire, oggi, per vincere il pregiudizio e l’ignoranza? Quale ruolo può avere ancora la musica, in questo contesto?

N. Venturi: La musica come ogni arte esprime la bellezza. Dio è bello e ama la bellezza dicono i sufi, chi va contro di essa va dunque contro Dio sradicandosi dal proprio essere profondo. L’arte, la fede e il civismo, costituiscono un impulso terziario fondamentale nell’uomo, il ponte verso la sua anima. Ma in un modo equilibrato di vivere non c’è conflitto tra eros e civiltà, tra piacere e spirito. Poiché alla base della bellezza c’è il piacere la sessuofobia nega anche la sua sublimazione nella contemplazione mistica. Le campagne contro il piacere legittimo (ossia libero da violenza e da devianze) che si incontrano nella storia da parte di gruppi che si definiscono religiosi (ma che vivono la religione in modo fanatico e ignorante) finiscono per privare l’uomo della sua nobiltà interiore, prova ne sia che questi gruppi sfogano bestialmente le loro frustrazioni attraverso la guerra e la distruzione. Il sonno della ragione produce mostri ma anche della fede (intesa come percezione di far parte di un mondo più grande, oltre i limiti del fenomenico con un significato misterioso e nello stesso tempo rassicurante), dell’arte (che non è quello stile o quel canone ma la percezione della bellezza), del civismo (che non è quella legge religiosa o civile ma il senso della giustizia oltre le regole esteriori, non sempre adeguate al bene comune). Il fanatico in realtà ha perso la propria umanità e con essa quanto lo eleverebbe verso Dio. Quanto lo esalta è solo il perdersi in una corrente di massa distruttiva, dove l’odio verso quanto si decide “diverso” permette di scatenare il senso animale di predominio, di sentirsi qualcuno. Situazioni che anche l’Occidente ha conosciuto coi totalitarismi e coi momenti bui della Chiesa, quando inquisitori e crociati versavano sangue in nome di Dio. Purtroppo l’uomo è un animale fortemente imitativo, che cerca la normalità (cosa fanno tutti gli altri) e se gli altri fanno cose folli anche lui diventa folle. Cosa può fare la musica in questo contesto? Di per sé nulla, ma possono fare molto coloro che la amano e che possono farla amare, il suo linguaggio è universale come il sorriso e il pianto e può far rinascere l’uomo dimentico di essere tale.

C.: Grazie ancora Nazzareno. Ci salutiamo con alcuni brani musicali sufi e con l’augurio che la bellezza dell’arte, quella bellezza e quell’armonia che ci avvicina anche al senso profondo del divino, possa indurre l’umanità a scegliere metaforicamente la direzione dell’angelo e non del mulo.

 


Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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