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Il mondo arabo: minacciati i suoi confini e la sua esistenza

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Di Fahmy Howeidy. As-Safir (09/02/2016). Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo.

Nel discorso alla conferenza alla National Defense University a Washington, l’ambasciatore degli Emirati Arabi ha dichiarato: “Gli Emirati stanno conducendo la regione araba verso iniziative importanti e verso la sua partecipazione alle sei alleanze con gli Stati Uniti”. L’ambasciatore Yousef al-Otaiba ha aggiunto che il suo paese è l’unico che collabora ancora con gli Stati Uniti in tutte le operazioni militari da 25 anni, sia in Afghanistan, che in Iraq o in Siria. Ha sottolineato, inoltre, che gli Emirati sono una grande base militare per 3.000 soldati americani e per tutte le operazioni effettuate dalle navi da guerra statunitensi nella regione fino al porto di Jebel Ali. Ha concluso dicendo che il paese ha un ruolo importante nella diffusione dell’Islam moderato attraverso il Muslim Council of Elders, che comprende scienziati dall’ideologia non estremista. In parallelo, il ricercatore universitario emiratino Abdul Khaleq Abdullah ha affermato che oggi l’Arabia Saudita è il centro del peso politico arabo e islamico. In un commento ha detto che Dubai, Abu Dhabi, Sharja e il resto delle città del Golfo stanno guidando il movimento di illuminazione e modernità nella regione araba.

Il dottor Khalid al-Dakhil – professore di scienze politiche – nel parlare del clima delle relazioni egiziano-saudite in un articolo su Al-Hayat, ha detto che il dilemma del rapporto nelle attuali circostanze regionali si nasconde nell’élite egiziana. Essa “vuole che l’Egitto ritrovi il suo ruolo di leadership nella regione come lo era nella prima metà del secolo scorso”, ma la sua posizione ambigua in merito alla crisi che la affligge, sembra renderne impossibile il ripristino. Il mondo arabo è oggi lontano da quello di un tempo. È chiaro che l’Egitto per riavere il primato ha bisogno in primis di un cambiamento interno al paese, prima che altrove.

Dopo la morte del presidente Gamal Abdel Nasser e la firma degli Accordi di Camp David con Israele nel 1979, la posizione di leadership è rimasta vacante. Da qui è emerso il ruolo degli Stati del Golfo, che possedevano la capacità economica necessaria. Nonostante ciò, gli Emirati temono l’ambiente esterno, soprattutto dopo l’interferenza iraniana in Yemen. Anche se questo Stato è uno dei primi cinque paesi al mondo nell’acquisto di armi, è quasi interamente dipendente dalla protezione straniera.

Poiché quest’anno ricorre il centenario della divisione del mondo arabo, secondo l’accordo «Sykes-Picot» del 1916, si prevede il peggio. Ci sono due osservazioni essenziali a questo riguardo: la prima è che il mondo arabo, alla luce delle nuove mappe, non è più solo minacciato nei suoi confini, ma anche nella sua esistenza. La seconda è che l’equilibrio del potere sta progressivamente cambiando. Se l’Inghilterra e la Francia erano dietro l’accordo Sykes-Picot cento anni fa, gli sponsor della divisione oggi raddoppiano e si sono associati anche gli Stati Uniti, la Russia, l’Iran, la Turchia e Israele.

Fahmy Howeidy è uno scrittore e editorialista egiziano.

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Roberta Papaleo

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