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I Sonetti di Shakespeare in una nuova formula araba

copertina shakespeare in arabodi Ahmed Asfahani. Al-Hayat 14/10/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Liriche (ghinaiyyat) e non Sonetti (sunitat): così il critico Abdel Wahid Lulua ha deciso di tradurre in arabo questa parola che identifica le 154 composizioni poetiche del Bardo dell’Avon, William Shakespeare. Perché la parola Sonetto, ci spiega Lulua, deriva dall’italiano e indica “una breve lirica o poesia pensata per essere cantata”. Già trent’anni fa, lo scrittore palestinese Jabra Ibrahim Jabra è stato il primo a pubblicare una serie di liriche shakespeariane in arabo. Oltre a lui e ad altre traduzioni, vi si è cimentato anche il critico siriano Kamal Abu Dib. Tuttavia, questa è la prima volta che l’autore inglese viene esaminato così a fondo in lingua araba.

Per Abdel Wahid Lulua, che ha tradotto i Sonetti e ne ha curato l’apparato dei commenti e delle note, un esempio letterario tanto alto “ha bisogno di tornare ad essere tradotto di generazione in generazione”. Nella prefazione di Lulua vengono a convivere gli esempi del passato con le nuove scelte stilistiche del curatore. Il critico riflette dapprima sulla traduzione di Jabra, ed in seguito su quella di Abu Dib. Inquadra poi l’opera gettando uno sguardo storico sull’evoluzione della lirica italiana e sul suo legame con le forme poetiche della muashah andalusa e dello zajal di Cordoba (II secolo d.C.).

Nella sua prefazione, Lulua si pone il seguente quesito: “Il lettore arabo ha forse bisogno di una poesia straniera che nell’essere tradotta è appesantita dalla forzatura della rima?”. Nella risposta che prova a darsi arriva alla conclusione che il lettore arabo forse desidera addentrarsi in visioni, metafore e soggetti sperimentati dagli altri, che ancora non conosce. Vuole sentirsene raggiunto attraverso uno stile di prosa arabo che renda anzitutto chiari i concetti.

Secondo Ahmed Asfahani, autore di quest’articolo, Lulua è riuscito a trasmettere al lettore arabo un’accurata traduzione dei Sonetti shakespeariani. A pervaderli è una lingua di prosa assai espressiva e fedele all’originale. Felice è per Asfahani anche la scelta di raccogliere tutte le note alla fine del volume, piuttosto che appesantirne il testo ad ogni pagina. Con quest’opera il curatore ha permesso a Shakespeare di esprimersi a pieno in lingua araba, e l’edizione stessa del libro è così elegante che l’editoria araba merita una volta di più di essere inclusa nell’Olimpo delle più importanti letterature mondiali.

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Claudia Avolio

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