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Gilles Kepel: il più grande intellettuale arabo

“Uscire dal caos: la crisi nel Mediterraneo e nel Medioriente”: il pensatore francese e il problema del XXI secolo

Di Hashim Salah. Sharq al-Awsat (20/11/2018). Traduzione e sintesi di Veronica Toschi

Già consapevole di venir probabilmente accusato di alto tradimento, se mi chiedessero chi è attualmente il più grande intellettuale arabo risponderei: Gilles Kepel. Non è un controsenso? Ebbene, Hegel diceva che fare filosofia significa cogliere la realtà attraverso il pensiero, e che il grande filosofo è colui che può da solo capire e interpretare il problema fondamentale della realtà che lo circonda. E partendo dal presupposto che la grande questione attuale è il fondamentalismo jihadista, ora sono io a porvi la domanda: chi è che ha basato la propria vita nel capire, nello studiare e nello scavare sempre più a fondo in questo problema se non Gilles Kepel?

800px-Gilles_KepelGià dal suo primo grande libro “Il profeta e il faraone” del 1984, fino all’ultima opera pubblicata da poche settimane a Parigi dal titolo “Uscire dal caos: la crisi nel Mediterraneo e Medioriente”, Kepel si è sempre concentrato sull’attualità dell’estremismo islamista, ponendosi come obiettivo quello di farne capire alla gente i segreti e la vera natura. Nonostante i più pensavano al fondamentalismo come a un fenomenomeno fugace e superficiale, Kepel aveva capito sin da subito che si trattava di un movimento articolato, “un vulcano dell’eredità storica arabo-islamica” in espansione globale, e quindi da non sottovalutare.

Pensare che anche il poeta Abdelwahab Meddeb si è ricreduto sulle idee di Kepel, tanto da pubblicare un libro dal titolo “La malattia dell’Islam”, che accrebbe ancor di più la fama del pensatore francese. E gli altri intellettuali invece? Come il suo acerrimo nemico Roy, questi hanno commesso il grave errore di semplificare troppo la questione, riducendo il fondamentalismo alla stregua di un problema puramente economico e sociale, che andrà prima o poi a scomparire da solo.

Da questo punto di vista Kepel invece si pone come il vero successore dei grandi filosofi illuminati che, come lui oggi, si erano preoccupati del fondamentalismo di matrice cristiano-cattolica nel XVIII/XIX secolo. Se però partiamo dall’idea che il fenomeno estremista cristiano non si è ripresentato in Europa ma è cosa vecchia, stiamo combattendo quindi contro i mulini a vento?

In realtà quello islamista è ora come ora nel pieno della sua forza. Ma il libro di Kepel ci fa tornare un barlume di speranza. Dopo aver visto il titolo che alludeva all’uscita dal caos del Medioriente, a quel punto mi sono chiesto: Aveva forse esagerato? Cosa? Quindi la soluzione al caos è vicina? Quindi Daesh diventerà cosa del passato? In verità il nostro intellettuale non dice questo; sa che Daesh tornerà a riorganizzarsi un’altra volta in un altro modo ma possiamo tirare per il momento un respiro di sollievo. Per quanto riguarda la posizione dell’Europa secondo Kepel, l’errore commesso è stato quello di associare le primavere arabe a quelle europee del XIX secolo. Basta vedere la differenza fra l’approccio francese di Hollande, che erroneamente pensava di aver a che fare con dei “jihadisti moderati”, e quello invece di Putin, il quale ha ridato gloria al suo paese in politica estera semplicemente attorniandosi di esperti orientalisti prima di prendere qualunque decisione.

In conclusione, mi rivolgo agli intellettuali arabi: se vogliono realmente capire la situazione attuale nel mondo arabo, non possono non leggere questo grande libro, che ha puntato un faro senza precedenti sulla realtà arabo-islamica.

Hashim Salah è un intellettuale siriano, politologo ed esperto di sviluppo.

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Redazione

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