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Fine delle sanzioni, ma molti in Iran restano scettici

Di Ali Noorani. Your Middle East (19/01/2016). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

“L’attività commerciale peggiorerà”, afferma Mohamed Ehsani, commerciante nel Gran Bazar di Teheran, mentre uno dei suoi vecchi clienti contratta per avere un asciugamano di 2 dollari ad un prezzo ancora più basso. Frustrato, Ehsani accetta di vendere l’articolo ad un prezzo a malapena di pareggio. “Ci vorranno un paio di anni e molte compagnie locali andranno in bancarotta durante la transizione”, dice, lamentandosi di tasse che arrivano a 7.000 dollari l’anno, contro vendite di 100 euro al giorno. “I clienti cercheranno marche straniere. I beni domestici non hanno un possibilità. Ho intenzione di smettere”.

Le sanzioni sull’Iran legate al nucleare sono state revocate sabato a Vienna, dopo che gli ispettori ONU hanno dichiarato che la Repubblica Islamica ha rispettato gli impegni presi in un accordo dello scorso luglio per ridimensionare il suo programma atomico. Con 79 milioni di persone, l’economia iraniana ha molto potenziale se diventa più accessibile, come promesso dal presidente Hassan Rohani, un moderato eletto nel 2013 per porre fine alla crisi nucleare. Le Nazioni Unite hanno imposto per la prima volta le sanzioni economiche nel 2006 dopo che l’Iran è stato sospettato di aver cercato di sviluppare una bomba atomica sotto le spoglie della produzione di energia civile, un’affermazione che il Paese ha sempre negato.

Non solo le sanzioni hanno bloccato molte compagnie, ma hanno anche soffocato la libertà di azione di coloro che facevano affari. Nel 2012, gli USA e l’UE hanno aumentato la pressione con misure punitive contro l’energia iraniana e il settore bancario. La riamissione al sistema di transazione internazionale SWIFT  porterebbe liquidità, ma il boom di cui si parla – delegazioni commerciali straniere, soprattutto dall’Europa, che si sono riversate in Iran dopo la firma dell’accordo di luglio – sembra un mondo lontano da Ehsan Ahmadi, commerciante trentenne  del Bazar. “La rimozione delle sanzioni porterà beneficio solo al governo non significa niente per noi. È la gente che soffre perché i prezzi non torneranno più ad essere quelli di prima”. L’inflazione è arrivata a più del 40% all’epoca di Ahmadinejad, per poi abbassarsi al 13% con Rohani.

Ma le possibilità sono tante, secondo Faranak Asgari, amministratrice delegata della compagnia per il turismo d’affari ToIran.com che si aspetta di incassare dall’afflusso di viaggiatori stranieri: “È la migliore notizia che l’Iran abbia avuto in 37 anni; al momento noi abbiamo pochissimi investimenti internazionali. Potrebbe richiedere alcuni anni ma è una grande opportunità per mercati poco sfruttati come il nostro”. La revoca delle sanzioni potrebbe portare anche ad un cambiamento psicologico tra gli stranieri scettici: “Quando si è sotto sanzioni le persone pensano ‘sono terroristi’ il mondo ha paura. Le sanzioni non sono solo economiche. Intimidiscono le persone”, afferma Asgari.

Problemi profondi devono essere affrontati. L’Iran ha bisogno di miliardi di dollari di investimenti, soprattutto dopo il crollo del prezzo del petrolio. Saaed Layzal, un economista di Teheran, ha dichiarato che l’accordo nucleare fornisce a Rohani una base per riformare un’economia a lungo afflitta da accuse di clientelismo: “Sono relativamente ottimista; il leader supremo e il presidente sono sulla stessa lunghezza d’onda sulla necessità di un’economia forte. Il settore privato deve venire alla ribalta, deve succedere”.

Ali Noorani è un giornalista residente a Teheran.

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Roberta Papaleo

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