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Shady Hamadi contro il silenzio e l’indifferenza

Siria sinonimo di caos. Sì, il caos è probabilmente la prima immagine che appare nella mente di molti quando si parla di Siria. Questo perché è così che la Siria ci viene descritta: una nazione morente in cui regna il caos.

Potrebbe sembrare un facile stratagemma per liquidare la questione o un modo intelligente per lasciar spazio ai luoghi comuni e ai facili slogan, e molto spesso è così. In realtà, però, nessuna definizione appare più congeniale.

hamadi-esilio-cover-WEBIn fisica infatti la “Teoria del caos” è un’analisi di quei sistemi che presentano un’alta possibilità di modificare le loro condizioni iniziali. Se la vediamo dal punto di vista fisico, quindi, credo proprio che non ci sia modo migliore di definire quanto è accaduto e sta accadendo in Siria dal 2011 ad oggi.

Il problema allora non sta tanto nella definizione, quanto nella successiva analisi. Il caos siriano oltre ad esser stato definito, quasi mai è stato analizzato con coscienza e professionalità.

Certo non è facile parlare di un sistema in cui economia, politica, interessi regionali e mondiali, religione, cultura e ogni aspetto della vita sociale hanno dato il suo contributo nell’aumento delle possibilità di modifica delle condizioni iniziali.

“Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’indifferenza” sembra scritto per questo. L’autore Shady Hamadi è riuscito a mettere ordine al caos, ad analizzare l’evolversi del disordine siriano.

“Esilio dalla Siria” rappresenta il secondo volume di una trilogia iniziata dall’autore italosiriano con il suo libro “La felicità araba” in cui raccontava la storia della sua famiglia. “Quando tornerò in Siria”, scrive Hamadi “scriverò l’epilogo, il libro del ritorno”.

Tra l’inizio e la fine c’è la guerra, c’è l’esilio, ci sono la rabbia e la speranza. Ma soprattutto c’è la lotta al silenzio e all’indifferenza.

Il silenzio è quello della Siria pre-2011, della Siria di Assad che con la macchina della repressione aveva dato vita a un “Regno del silenzio” in cui nessuno osava o riusciva a far sentire la propria voce senza mettere a rischio la propria vita. Hamadi racconta le mille sfaccettature del regime di Assad e della società siriana, tanti aspetti che troppo spesso vengono dimenticati da coloro che avallano l’idea del “male minore”: meglio un dittatore “riformatore” e “laico”, che si è formato nell’occidentalissima Londra, allo spauracchio del fondamentalismo islamico.

Proprio a coloro che innalzano la bandiera del regime contro lo spettro islamista si rivolge Hamadi, rimettendo i puntini sulle “i”, ricordando le cause che hanno portato alla confessionalizzazione delle rivolte e rimarcando le responsabilità del regime stesso. “Il fatto che almeno all’inizio (durante le rivolte del 2011 ndr) il movimento fosse aconfessionale era il primo problema che il regime doveva affrontare”, spiega Hamadi. Quindi “per dimostrare al mondo e all’opinione pubblica che quella in Siria non era una primavera araba, e che il Paese era invece in mano a gruppi di terroristi, bisognava crearli”. 

L’indifferenza, invece è quella del mondo, di quell’Occidente che è rimasto a guardare mentre una rivolta popolare che reclamava libertà, dignità e eguaglianza sociale, veniva trasformata in una guerra sanguinaria con risvolti religiosi.

Con il suo libro Hamadi si schiera contro l’indifferenza, un atteggiamento che non può esonerarci dal “saper affrontare le conseguenze delle scelte che compiamo. Dobbiamo essere consapevoli che la nostra ricchezza” scrive l’autore “non può derivare dalle disgrazie del cosiddetto terzo mondo (… )Non dobbiamo essere ostaggi del benessere accettando l’esistenza di Stati dittatori perché ci garantiscono il gas e il petrolio”.

“Scrivere” afferma l’autore “vuol dire dar voce agli oppressi e ai dimenticati:  i bambini, i giovani, le donne e gli uomini di un popolo – il mio popolo – orfano della compassione e della solidarietà”. Ed “Esilio dalla Siria” è la massima espressione di questo concetto. Analizzando il caos, ridando ordine agli eventi, Hamadi ci regala un forte antidoto all’indifferenza e lo fa senza dimenticare le persone e le storie che sono nascoste dietro la Storia dei potenti.


Silvia Di Cesare

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