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Divisione del sistema politico in Iraq: rinnovo o suicidio?

Di Hamid al-Kifay. Al-Hayat (03/05/2016). Traduzione e sintesi di Silvia Lobina.

Lo sviluppo economico è alla base della stabilità politica in ogni paese, a prescindere dal suo regime politico, e il governo che fallisce questo obiettivo spinge il popolo a pensare ai possibili sostituti. Se il sistema è recente e debole, le alternative si fanno largo negli ambienti politici e militari. Il sistema democratico usa le elezioni, ma la cosa più importante è uno stabile supporto popolare e la fede nella sua capacità di garantire al paese sicurezza, sviluppo economico e servizi.

Quando questo supporto viene meno, alcuni attori penseranno a nuovi rappresentanti per il governo e per l’intero sistema, come è già successo in vari paesi e non è improbabile che accada anche in Iraq, data l’incapacità dei suoi politici di accordarsi su una forma di giustizia che garantisca gli interessi dei cittadini e non solo dei partiti.

Vi è ora un diffuso malcontento popolare dovuto al fallimento del governo nel trovare soluzioni efficaci per i problemi pià urgenti del paese, tra cui la mancanza di sicurezza, la diffusione della corruzione, l’aumento della disoccupazione e il deterioramento dei servizi di base come l’approvvigionamento elettrico, il sistema sanitario e quello scolastico. Questi problemi non si risolveranno da soli, come fantasticano alcuni, anzi probabilmente peggioreranno: ciò che più esaspera il malanimo è l’incapacità del governo di fornire servizi e progetti di investimento per creare posti di lavoro per i disoccupati, per il calo del 90% delle rendite petrolifere che affligge la tesoreria statale, aggiunto alla spesa sostenuta per combattere i gruppi armati che controllano la maggior parte del paese.

I partiti che hanno governato l’Iraq dal 2004 ad oggi si sono spartiti il potere fino ai ministeri e alle istituzioni internazionali, che sono diventati  il loro quartier generale. Questa situazione innaturale aveva già generato malcontento, vista l’impossibilità per le persone comuni di trovare un lavoro o gestire una qualunque attività senza il favoritismo di un qualche partito politico. La corruzione ha spinto molti iracheni a confrontarsi e cercare altre soluzioni, ma per il momento non vi è ancora una richiesta radicale di cambiamento del sistema, quanto piuttosto la formazione di un governo qualificato e indipendente.

La corruzione nel paese è arrivata ad un livello inaccettabile che può evolversi solo in due modi, ovvero la realizzazione degli interessi  dei cittadini o il collasso del sistema. Le proteste di questi giorni non possono cessare se non con la formazione di un governo indipendente e qualificato. Tuttavia il modo in cui i politici hanno risposto a questa richiesta indica che non hanno ancora realizzato la dimensione del malcontento: la soluzione proposta a livello popolare mira alla formazione di un governo tecnocratico indipendente monitorato dalla Camera dei Rappresentanti e guidato da un primo ministro eletto che lavori in accordo con il sistema costituzionale.

Hamid al-Kifay è un giornalista iracheno.

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