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I confini dell’accordo Sykes-Picot e la battaglia di Mosul

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Di Alaa Halabi. As-Safir (18/10/2016). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

La battaglia per la liberazione di Mosul, ultima fortezza di Daesh (ISIS) in Iraq, rappresenta un elemento di una questione più complessa, quella del confine fra Siria e Iraq, regione sulla quale ha avuto gravi ripercussioni la presenza di questa organizzazione terroristica.

L’organizzazione Daesh controlla l’area di una vasta regione e il fattore più importante è rappresentato dal contesto post-Daesh, tenendo conto in modo particolare che dalla metà del 2014 ha smantellato progressivamente il confine fra Iraq e Siria durato circa novant’anni. Da ciò ne è derivata una fusione demografica nella regione, attraverso il trasferimento di popolazione fra i due paesi e i legami di vicinanza instauratisi fra gli abitanti delle zone al confine. Su questo confine i tre varchi principali sono al-Walid (al-Tanf in Siria), al-Qa’im (al-Bukamal in Siria) e al-Ya’rubiya. I Peshmerga curdi hanno il controllo sul varco di frontiera di al-Ya’rubiya sul fronte iracheno, mentre l’esercito iracheno controlla il varco di al-Tanf che è sotto il controllo di Daesh sul fronte siriano. Inoltre sono presenti dei varchi illegali, come il valico di Simalka nel Kurdistan iracheno.

La questione dei confini fra Siria e Iraq ricorda la crisi avvenuta fra Damasco e Baghdad all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso nei pressi del villaggio di al-Baguz, vicino al-Bukamal, che vide l’installazione di filo spinato, terrapieni e barricate di cemento su quasi tutto il confine. Di conseguenza, con il controllo sui confini fra i due paesi, Daesh ha smantellato la divisione territoriale.

Sul campo, il confine rappresenta un punto centrale per le operazioni statunitensi che hanno l’obiettivo di spingere Daesh dall’Iraq verso la Siria. Questo obiettivo assicurerebbe la vittoria in Iraq e una pressione maggiore sull’esercito siriano e il suo alleato russo in Siria. Per questo motivo, prima dell’inizio dell’operazione a Mosul, gli aerei della coalizione americana hanno intensificato le loro incursioni sulla città di Deir ez-Zor, distruggendo i ponti della città; fattore che ha paralizzato il movimento dei combattenti di Daesh e ha impedito loro di spostarsi dalla Siria verso l’Iraq. Inoltre, queste incursioni potrebbero assicurare una battaglia facile a Mosul secondo quanto affermato dal Generale di brigata Ali Maksud. Le incursioni sui ponti di Deir ez-Zor si sono svolte dopo che il “Nuovo Esercito Siriano”, addestrato e preparato dagli Stati Uniti con la cooperazione della Gran Bretagna, ha fallito nel controllare al-Bukamal e nel chiudere i confini che collegano Deir ez-Zor con l’Iraq.

Nella ritirata da Mosul verso la Siria, sono rimasti pochi distretti sotto il controllo di Daesh: Raqqa da una parte e il deserto arido nei dintorni di Homs verso Palmira e al-Sukhna dall’altra, insieme ad alcune regioni nella zona  di Deir ez-Zor. Questa situazione porta a un aumento del confronto fra Daesh e l’esercito siriano congiunto con le forze russe.

Di fronte a ciò, il Generale di brigata ha sottolineato un collegamento fra gli eventi recenti ad Aleppo e ciò che accade a Mosul; poiché Aleppo rappresenta una vittoria dell’esercito siriano e della Russia e una sconfitta degli USA e i suoi alleati. Dunque, la battaglia di Mosul ha l’obiettivo di acquisire una veloce vittoria e innalzare il fronte di guerra verso la Siria, mettendo sotto pressione l’esercito siriano. Inoltre, Maksud ha affermato che Damasco e Mosca osservano con attenzione le posizioni in Iraq e in particolare il confine siriano. D’altronde, le truppe siriane e russe a Palmira e al-Sukhna seguono gli sviluppi per poter affrontare un qualsiasi nuovo flusso di miliziani di Daesh, oltre a seguire gli sviluppi intorno alla città di Deir ez-Zor, dove hanno consolidato le loro posizioni malgrado le incursioni condotte dagli Stati Uniti nel mese scorso e il successivo attacco dei combattenti di Daesh.

Gli Stati Uniti e i suoi alleati si rendono conto dell’importanza del confine fra Siria e Iraq, dove, durante l’invasione dell’Iraq, i varchi di frontiera hanno rappresentato un passaggio dei miliziani che si sono uniti alla Resistenza irachena contro l’occupazione e che Washington ha fallito nel tener sotto controllo. Alla luce di questa esperienza, gli Stati Uniti sono tornati e tentano di prendere le redini della situazione per perseguire i propri interessi nella regione.

Il tentativo di tenere sotto controllo il confine dal fronte iracheno potrebbe consolidare i confini instaurati con l’accordo di Sykes-Picot necessario a causa di numerosi fattori. Fra questi, il fattore più rilevante è il desiderio di Washington di abbandonare una regione intricata e i conflitti internazionali; e cercando influenza a ovest dell’Iraq vuole lasciare il destino del terrorismo di Daesh agli eventi sul campo siriano, spingendo il conflitto nella zona compresa fra Aleppo e Deir ez-Zor.

Alaa Halabi è un giornalista freelance siriano.

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