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Ciò che mostrano le elezioni israeliane

elezioni israelianedi Emanuel Rosen (Yedioth Ahronoth 24/01/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Le elezioni israeliane hanno dato vita a una Knesset confusa, ma hanno anche veicolato un messaggio chiaro: molti israeliani, sia di destra che di sinistra e soprattutto i giovani elettori, ne hanno avuto abbastanza. Non si fanno più impressionare da discorsi eloquenti e aspettano qualcosa di diverso, nuovo e pulito. Aspettano persone che dicano ciò che intendono e intendano davvero ciò che dicono. Netanyahu ha soffiato l’ultima bolla d’aria giusto poco prima che i seggi aprissero: ha promesso che Kahlon (ministro del Welfare e degli Affari Sociali) avrebbe abbassato i prezzi delle case. Il piano è ovvio: l’opinione pubblica crede a Kahlon, dunque non crederà che sia uno scherzo ma una vera rivoluzione nei prezzi delle case. Ma la maggior parte della gente in realtà non ci crede più.

La prossima Knesset avrà vita breve, ma introduce lo stesso speranza per il cambiamento. Ora l’onere è su chi ha creato negli elettori l’impressione di rappresentare una classe politica diversa e con diversi valori. Yair Lapid e Naftali Bennett – e in certa misura anche Shelly Yachimovich – dovranno essere all’altezza delle grandi aspettative che hanno suscitato. Alla vigilia delle elezioni Bennett ha promesso che il suo partito non si sarebbe concentrato solo sugli insediamenti. Lapid ha assicurato che non avrebbe fatto la foglia di fico in un governo di destra e Yachimovich ha detto che non sarebbe stata parte di un governo siffatto. La gente vuole davvero vedere un nuovo tipo di politici, che se parlano di abbassare i prezzi degli appartamenti poi lo fanno davvero: non vogliono altre patetiche bravate da public relations.

L’alta affluenza di elettori al voto indica che seppur nella sua indifferenza e disperazione, l’opinione pubblica israeliana ha in sé il crescente desiderio per una versione israeliana di piazza Tahrir. Per accertarsi che tale aspirazione non si limiti a poche manifestazioni di piazza o al voto, i politici israeliani necessitano di una nuova generazione di leaders. I giganti – Begin, Rabin, Sharon e Peres – sono stati sostituiti da Netanyahu e Barak. E malgrado il terzo mandato di Netanyahu, l’opinione pubblica israeliana – l’intero spettro politico di cui fa parte – sta segnalando di aspettarsi qualcosa di diverso. Da una prospettiva simile le prossime elezioni – che gran parte della gente crede si terranno entro due anni – avranno il loro fascino.

Metteranno Lapid, Yachimovich e Bennett davanti al test decisivo, e forse introdurranno qualche nuovo arrivato. Il governo che verrà nei prossimi giorni dai deprecabili dialoghi all’interno della coalizione sarà incontrollabile, ma forse possiamo sempre sperare che qualcosa di nuovo sia iniziato. Deve ancora maturare e non è in grado di apportare cambiamenti immediati. Tuttavia esiste e cercherà di dare prova di sé stesso alla prossima occasione.

 

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Claudia Avolio

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