Libano Palestina Politica Zoom

Beirut: qual è il suo ruolo nella questione palestinese?

Nel mezzo della crisi libanese Beirut perde anche il suo ruolo centrale per la resistenza palestinese. Nonostante le riunioni tra i vertici dei movimenti palestinesi, Hezbollah e i loro alleati regionali, la capitale sembra destinata ad un ruolo sempre più marginale nella politica palestinese

di Sata’ Nur al-Din, al-Modon, (13/09/2020). Traduzione e sintesi di Pietro Menghini

Tra gli ultimi segnali del dolore dei palestinesi c’è anche la crisi di Beirut. La capitale libanese, pur nella sua misera condizione attuale, rimane un rifugio e una tappa forzata per i palestinesi. Però questo crocevia ormai conduce solamente alle due capitali ribelli, Damasco e Teheran, maestre nell’arte di ottenere vantaggi politici dai ripetuti fallimenti palestinesi, senza portare ad alcun cambiamento di strategia. La capitale araba non è più nemmeno un rifugio per i palestinesi, è solo Beirut, distrutta, a rischio di perdere il suo ruolo centrale nella repubblica libanese e che non dà segnali di ripresa. La città ha perso legittimità e giorno dopo giorno diventa sempre più simile alla Cisgiordania occupata, esautorata, senza controllo sui suoi confini internazionali e sul suo destino. Oppure diventa sempre più simile alla striscia di Gaza, a cui non manca la generosità degli aiuti internazionali ma che è soffocata dall’embargo. Nelle ultime due settimane Beirut ha riguadagnato parte del suo ruolo nella questione palestinese, ospitando una riunione ufficiale delle principali fazioni della resistenza. Il tradimento degli Emirati ha dato il via al tentativo di ricostruire un fronte di unità nazionale per difendere l’identità della Palestina. Nel frattempo il capo dell’ufficio politico di Hamas, Isma’il Haniyeh, è in visita ufficiale a Beirut per incontrare il segretario generale di Hezbollah, Hasan Nasrallah. Questi sta preparando un nuovo dialogo, a diverse condizioni e responsabilità, tra Teheran e Damasco, mantenendo i rapporti libanesi-palestinesi, e tentando di immettere nuova forza in un centro strategico dove raccogliere questi attori politici. Queste riunioni a Beirut tentano di formulare una risposta all’accordo tra Israele e gli Emirati. Il nuovo fronte comune, che mantiene le distanze dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, rinnova quello già creato in risposta all’accordo di Camp David tra Egitto e Israele. Teheran forse punta a restituire a Beirut un ruolo centrale nella questione palestinese, ma la storia non si ripete. La capitale libanese per il momento non può sostenere questo ruolo né nessun’altro. Di questo sono coscienti sia i palestinesi sia i libanesi. L’unico compito che può assumersi ora Beirut è quello di rinnovare i visti per coloro che si occupano della causa palestinese da Teheran e da Damasco. E forse questo non può farlo nessun’altra capitale araba. Oltre alla perdita di Beirut come punto d’appoggio, la causa palestinese sembra aver perso anche il sostegno della Lega Araba. Durante l’ultima seduta della Lega infatti non si è svolta la riunione dei ministri degli Esteri. Questo dettaglio, che a prima vista può sembrare marginale, è invece cruciale per la riconferma della centralità della questione palestinese da parte dei paesi arabi.  La perdita d’importanza della questione potrebbe portare addirittura alla perdita del seggio palestinese alla Lega Araba e la sua attribuzione a Israele. In questa situazione non c’è certezza che la Lega condanni l’alleanza del Golfo con Israele, ma probabilmente garantirà almeno alla Palestina il diritto di esprimere la propria opinione e di opporsi all’alleanza. Per la prima volta nella storia della Lega, la maggioranza dei paesi è stata ostile alla delegazione palestinese o non si è espressa. La sensazione generale infatti è che la Palestina sia a rischio di espulsione, visto che manca del pragmatismo necessario e delle capacità di governo per evitare nuovi fallimenti. Da questa generale ostilità potrebbe derivare una campagna di diffamazione nei confronti del popolo palestinese, fino ad arrivare alla negazione della sua esistenza. Questo potrebbe portare i palestinesi a doversi affidare a Teheran per recuperare un ruolo rilevante e i mezzi per sostenerlo mentre Beirut nel frattempo rimarrà ai margini di questo fronte anti-israeliano, persa nel vuoto libanese.

Saata’ Nur al-Din è il caporedattore di al-Modon.

Vai all’originale

Redazione

Scrivi un commento

Clicca qui per postare un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vuoi Studiare Arabo?

Ultimi tweet