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Al-Nahda e i favori ai salafiti

di Stefano Maria Torelli

Nell’incredulità di molti, la Tunisia sembra essere diventato uno dei teatri più caldi dello scontro tra forze salafite e Islam di governo. Le manifestazioni seguite alla pubblicazione sui siti arabi del controverso film “L’innocenza dei musulmani”, hanno portato nuovamente all’attenzione il fenomeno dell’Islam radicale in Tunisia, espressosi con tutta la sua forza durante l’attacco all’Ambasciata statunitense di Tunisi e alla vicina scuola, sempre statunitense. Negli scontri sono morte tre persone e, in seguito, al-Nahda ha dichiarato guerra ai salafiti, arrivando ad assediare fin dentro la centrale moschea al-Fath di Tunisi il leader di Ansar al-Shari‘a Abu ‘Ayyad. E’ utile capire chi è Abu ‘Ayyad, con lo scopo di indagare che tipo di movimento costituisca Ansar al-Shari‘a e, in seconda battuta, serve un’analisi sulla strategia che il partito islamico di Rashid al-Ghannushi al governo sta portando avanti nei confronti del salafismo tunisino.

 

A chi sostiene che i gruppi salafiti siano nati a Tunisi come effetto della caduta di Ben ‘Ali, va ricordato che Abu ‘Ayyad è un jihadista della prima ora, il quale ha combattuto in Afghanistan dal 2001 in poi e, in seguito, è stato arrestato in Turchia ed estradato in Tunisia. Allo stesso tempo, il leader spirituale dei salafiti tunisini, lo Shaykh al-Khatib al-Idrissi, è considerato la guida del salafismo locale almeno dal 2006, anno in cui vi furono pesanti scontri nei pressi di Soliman tra islamisti radicali e forze dell’allora regime di Ben ‘Ali. Ciò è a testimonianza del fatto che il salafismo fosse già presente e, in parte, radicato in alcuni settori sociali della Tunisia e del fatto che la caduta del vecchio regime non ha provocato la nascita del salafismo in Tunisia, quanto piuttosto abbia favorito l’emergere di tale fazione, grazie al clima di maggiore apertura politica.

 

Se, dunque, il salafismo in Tunisia non sembra essere un fenomeno del tutto nuovo, ma semplicemente più visibile e sicuramente anche radicato, si capisce meglio il perché dell’apparente doppio gioco di al-Ghannushi e del suo partito. Perché, nonostante le pubbliche accuse, al-Nahda non colpisce duramente i salafiti? In più di un’occasione, compresi gli scontri all’Ambasciata statunitense a Tunisi, è sembrato che le forze del governo avessero un atteggiamento quasi clemente nei confronti degli islamisti – basti pensare che ad uccidere i tre aggressori non è stata la polizia tunisina, ma i soldati statunitensi dall’interno degli edifici attaccati. Non solo: lo stesso Abu ‘Ayyad, nonostante fosse tenuto sotto assedio, alla fine ha negoziato una fuga, restando ancora in libertà. Ciò per paura di causare scontri ancora più gravi con i salafiti e, probabilmente, con lo scopo politico di non creare una definitiva spaccatura all’interno dell’elettorato islamico. Questa è forse la vera ragione della mancata resa dei conti tra Islam politico al governo e salafismo. Ciò che appare evidente è che, stando così le cose, le forze salafite sembrano riuscire a forzare la mano sulla politica del Paese e godono di una certa impunità da parte del governo. Almeno fino alle prossime elezioni previste per il 2013.

Claudia Avolio

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