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Afghanistan, talebani e Usa firmano accordo di pace

L’accordo di pace firmato a Doha, aprirà la strada al completo ritiro delle forze statunitensi dall’Afghanistan.

di Shereena Qazi, al-Jazeera, (29/02/2020). Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Dopo 18 mesi di colloqui, funzionari statunitensi e rappresentanti dei talebani, hanno firmato oggi a Doha un accordo di pace per porre fine alla guerra più lunga combattuta dagli Stati Uniti in Afghanistan dal 2001.

L’accordo, firmato alla presenza dei leader di Pakistan, Qatar, Turchia, India, Indonesia, Uzbekistan e Tagikistan, aprirà la strada agli Stati Uniti per il ritiro graduale delle truppe.

A partire da oggi, i talebani hanno ordinato a tutti i loro combattenti di fermare i combattimenti e “astenersi dagli attacchi”. Mohammed Naeem, rappresentanti dei talebani a Doha, ha definito l’accordo “un passo avanti con il quale arriverà la fine della guerra in Afghanistan e in una dichiarazione ad al-Jazeera ha aggiunto: “L’accordo sul completo ritiro di tutte le forze straniere dall’Afghanistan e sul fatto di non intervenire mai in futuro negli affari del paese, è senza dubbio un grande risultato”.

Ma il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, ha invitato i talebani a onorare i loro impegni:“So che ci sarà la tentazione di dichiarare la vittoria, ma la vittoria per gli afgani sarà raggiunta solo quando potranno vivere in pace e prosperità”, ha affermato durante la cerimonia di Doha.

Pochi minuti prima della firma dell’accordo, una dichiarazione congiunta rilasciata dagli Stati Uniti e dal governo afgano, ha affermato che le truppe USA e NATO si ritireranno dall’Afghanistan entro 14 mesi.

Circa 14.000 truppe statunitensi e 17.000 provenienti da 39 paesi alleati e partner della NATO, sono di stanza in Afghanistan con un ruolo non combattente.

Nella dichiarazione congiunta, si afferma inoltre che gli Stati Uniti ridurranno a 8.600 il numero delle forze militari statunitensi presenti sul territorio afgano e che attueranno gli altri impegni previsti nell’accordo entro 135 giorni dall’annuncio della dichiarazione, mentre il governo afgano si impegnerà, insieme al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a rimuovere i membri talebani dall’elenco delle sanzioni entro il 29 maggio.

Un accordo non perfetto, come dichiara il presidente e CEO dell’International Crisis Group Robert Malley:“Nessun accordo è perfetto e l’accordo USA-talebani non fa eccezione, ma rappresenta il passo più fiducioso per porre fine a una guerra che dura da due decenni e che ha fatto molti morti sia tra gli americani che tra gli afgani. Dovrebbe essere celebrato, rafforzato e costruito per raggiungere una vera pace intra-afgana.”

L’accordo di pace prevede anche un dialogo intra-afghano con il governo di Kabul, con inizio il 10 marzo, oltre al rilascio di 5.000 talebani dal carcere. I talebani, che finora si erano rifiutati di parlare al governo afgano appoggiato dall’Occidente ritenendolo un “regime fantoccio”, ora controllano, o detengono influenza sul territorio afgano in modo più ampio rispetto al 2001 e hanno effettuato attacchi quasi quotidiani contro gli avamposti militari in tutto il paese.

Le due parti erano sul punto di firmare un accordo di pace già nel settembre scorso ma i colloqui furono annullati da Trump dopo che un attacco talebano uccise un soldato americano.

Trump, in cerca di rielezione, ha espresso entusiasmo nel riportare a casa i soldati statunitensi e porre fine alla guerra più lunga del paese .

Da quando, nel 2009, la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan ha iniziato a documentare vittime, più di 100.000 afgani sono stati uccisi o feriti.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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