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Afghanistan, la guerra alle donne. Il reportage di al-Jazeera

dal reportage 101 East di al-Jazeera (29/08/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Mentre i talebani e gli Stati Uniti negoziano un accordo di pace, le donne afghane temono che i loro diritti e le loro libertà vengano mercanteggiati  per la stabilità.

Il reportage di al-Jazeera

“Se ci catturassero, ci ucciderebbero.”

Laila Haidari guida un’auto, non indossa il velo e ama incontrare i suoi amici in una pista da bowling e per questo ha paura che i talebani possano ucciderla.

Gli Stati Uniti tentano disperatamente di riportare a casa le loro truppe, dopo la lunga guerra che è costata mille miliardi di dollari e la vita a 3500 soldati della coalizione.

Ora, un accordo di pace potrebbe concludersi con una condivisione del potere con i talebani, un regime che ha negato alle donne i diritti fondamentali e le ha giustiziate pubblicamente per aver sfidato le rigide leggi afgane.

“Gli americani hanno introdotto la democrazia, i diritti umani, i diritti delle donne e ci hanno incoraggiato a difenderli. Ma ci stanno dicendo che ora i talebani sono legittimi”, afferma Laila, avvocato che gestisce un centro di riabilitazione dalla droga. “Tutto questo parlare di diritti umani, diritti delle donne, democrazia, era dunque solo un gioco?”

Coloro che hanno avuto un’esperienza diretta con i talebani, affermano che si tratta di una questione di vita o di morte. Una giovane donna che recentemente è fuggita da un’area controllata dai combattenti, descrive come sia stata costretta a sposarsi all’età di 12 anni; suo marito l’ha picchiata e suo suocero ha preteso di avere rapporti sessuali con lei.

Ora si nasconde, ma i talebani chiedono che lei ritorni.
“Se torno, mi uccideranno. Se non torno, uccideranno la mia famiglia”, dice.
101 East sta cercando di scoprire se le donne pagheranno il prezzo per la pace in Afghanistan.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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