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Le alleanze degli strateghi russi in Siria, Ucraina e nel mondo

Putin Russia

Di Hazem Saghieh. Al-Hayat (03/03/2014). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Sbaglia chi parla di un ritorno della guerra fredda, come prima del crollo del Muro di Berlino e la disintegrazione dell’URSS. Sbaglia ancor di più chi relega i conflitti che sono deflagrati in giro per il mondo alla definizione di lotte “geopolitiche” in zone di interesse, senza prendere in conto le cause interne di queste lotte o delle differenze esistenti tra l’una e l’altra.

In ogni caso, per quanto riguarda la parte geopolitica e ciò che di simile alla guerra fredda può comportare, c’è da dire che degli incendi sono scoppiati nella grande Madre Russia. È ciò che possiamo osservare chiaramente in Ucraina, sua retro corte. Ciò non toglie che la rivoluzione ucraina abbia messo Putin nella posizione del “difensore”, che si fa un vanto di mantenere la sicurezza alle frontiere.

In Siria, malgrado tutte le diversità tra una realtà e l’altra, il ruolo di Putin è immancabilmente lo stesso: il difensore. E malgrado le strategie che il governo di Bashar al-Assad ha adottato e adotta tutt’ora per non abdicare dal potere, questo non cambierà la sua posizione, che è invece quella di chi si fa difendere.

D’altra parte, in America Latina l’eredità di Chavez inizia a vacillare: questo perché il movimento che è iniziato come una rivolta studentesca negli Stati orientali del Paese, contro il deterioramento della sicurezza e l’aumento dei prezzi, non ha tardato a trasformarsi in un movimento popolare  e politico a Caracas e nelle città limitrofe. Maduro, dal canto suo, ha condannato la CIA accusandola di operare per far cadere il suo governo.

Anche qui, ci sono grandi differenze tra il Venezuela, la Siria  l’Ucraina, così come vi sono differenze nella rivolta e nel modo di condurla, dal momento che il livello dell’infervoramento continua a scendere in Venezuela. In effetti, in vista delle elezioni parlamentari del prossimo anno, la lotta contro Chavez ha iniziato a smussarsi. Sono sempre più i venezuelani che vogliono stringere legami più stretti con gli Stati Uniti a scapito di quelli con la Russia.

Ciò che stupisce è che l’amministrazione portata avanti da Washington non è quella di Eisenhower e del suo ministro degli Esteri Dallas, né quella di Nixon o Reagan o George W. Bush. Ciò che succede in Siria, in Ucraina o in Venezuela va di pari passo con l’amministrazione più avversa all’ingerenza nella storia degli Stati Uniti dai tempi in cui ha iniziato a immischiarsi negli affari del mondo intero negli anni ’20 del secolo scorso.

Questo fa pensare alle strategie, che meritano attenzione e riflessione, degli ingegneri russi nello stringere alleanze.

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Chiara Cartia

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