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I primi passi per un’alternativa in Algeria

Di Djaffar Tamani. El Watan (10/06/2014). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Sostenuta da un potere che la vuole iscrivere nella futura Costituzione in quanto “costante nazionale”, la riconciliazione in Algeria sta prendendo corpo al cuore dell’opposizione politica. La conferenza per la transizione democratica che svoltasi ad Algeri ha già raggiunto il suo primo obiettivo: il dialogo tra attori politici che hanno seguito fin qui dei percorsi paralleli, a volte opposti e che hanno spesso condiviso le aspirazioni, ma mai i metodi per concretizzarle.

L’iniziativa della Coordinazione Nazionale per le Libertà e la Transizione Democratica dà un barlume di speranza alla popolazione che aspetta un cambiamento politico in Algeria, in un momento in cui il potere al governo rinvia l’immagine disperata della deliquescenza che va a braccetto con la man bassa sulle ricchezze nazionali.

L’ultima elezione presidenziale ha fatto sprofondare il morale degli algerini. C’è il rischio, peggiore dello status quo, di una caduta nel vuoto in un mondo in cui anche i Paesi governati da squadre intraprendenti hanno difficoltà a mantenere a galla il proprio sistema economico e a difendere gli interessi delle proprie comunità.

L’attività diplomatica degli ultimi giorni, presentata come una “prova di vitalità” del regime, non rassicura affatto la popolazione che dubita che gli attori stranieri stiano accorrendo in questo momento di crisi nazionale per risolvere delle questioni a loro esclusivo vantaggio. Le consultazioni svolte dal capo del gabinetto della presidenza in vista di modificare la Costituzione hanno suscitato solo indifferenza nell’opinione pubblica, una reazione anomala rispetto al dibattito che dovrebbe creare un’iniziativa politica così determinante per il futuro del Paese.

I partecipanti alla conferenza parleranno delle preoccupazioni e delle attese dei cittadini che si possono riassumere nella speranza che ci sia una totale rottura con l’attuale sistema politico che è passato alla condizione di regno oligarchico.

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Chiara Cartia

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