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Yoga a Kabul: un’oasi di calma in mezzo alla guerra

Fakhria Momtaz spiega perché, in un paese dilaniato dalla guerra, il benessere delle donne è importante

Di Shereena Qazi – giornalista per Al-Jazeera specializzata in Afghanistan e Pakistan

Al-Jazeera (25/02/2019). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Al Momtaz Yoga Center, l’unico centro yoga di Kabul, in Afghanistan, Fakhria Momtaz dà consigli a sua figlia su come condurre una lezione. Froohar Momtaz, 18 anni, presto insegnerà a un gruppo di donne quelle posizioni e posture provenienti dall’antica India in un centro con una sola sala dagli interni in legno. Ci sono specchi sulle pareti e una grande finestra lascia entrare il sole. Sin dalla sua aperture nel 2016, è stato un punto di riferimento per le appassionate di yoga.

A pochi minuti dall’inizio della lezione, quattro giovani donne vestite con legging bianchi, lunghe tuniche e veli di un color verde chiaro entrano nella sala e prendono posto sui loro tappetini. Una dolce melodia di pianoforte crea l’atmosfera.

“Tutti in questo paese vogliono trovare un po’ di pace dopo tanti anni di sofferenze causate della guerra”, spiega Fakhria Momtaz, 42 anni. “Ma non è possibile stabilire la pace in una società se non si è prima in pace con sé stessi”.

Fakhria ha creato il centro yoga nell’edificio dell’azienda di informatica che possiede insieme al marito. È sempre stata una sportiva, fin da giovane, cresciuta da una famiglia di atleti nella capitale afghana. In particolare, le piaceva la ginnastica. Quando i Talebani hanno preso il controllo nel 1996, è diventata una sfollata ed è fuggita con la famiglia in Pakistan.

Fakhria sostiene che sono le donne ad aver subito più perdite nella guerra. “Se le donne della nostra società non sono in salute, né fisica né mentale, non saranno in grado di crescere i loro figli”, afferma Fakhria. “Lo yoga sviluppa la consapevolezza di sé, aiuta con la depressione: è per questo che credo che dovrebbe essere accessibile a ogni donna”.

Mahdia Joya, 21 anni, frequenta quasi ogni giorno la lezione di yoga al centro di Fakhria dal 2017. Una lezione di un’ora le permette di staccare la spina dalla miseria generata dal conflitto in corso: “Dopo un’ora di yoga, mi sento rilassata, meno ansiosa e riesco a concentrarmi sugli aspetti positivi della vita”, confessa ad Al-Jazeera. “Purtroppo, molte donne come me che vorrebbero frequentare le lezioni non riescono a venire a causa delle condizioni di sicurezza del nostro paese”.

Per rendere lo yoga accessibile alle donne afghane che non possono lasciare le loro case, Fakhria sta cercando di sviluppare una app. Di recente, la sua idea è arrivata alle semifinali di un contest per start-up americano: “Se vinco, svilupperemo l’applicazione e le donne afghane potranno praticare yoga ovunque”.

Dopo le recenti consultazioni tra governo USA e Talebani in Qatar, molti afghani sperano che la guerra volgerà finalmente al termine. Tuttavia, molti sono anche preoccupati per i diritti delle donne, qualora i Talebani dovessero assumere ancora più potere.

Sotto il loro comando, dal 1996 al 2001, vivere è stato una sfida per molte afghane. All’epoca, le ragazze non potevano andare a scuola o all’università e alle donne non era permesso lavorare o votare. Non avevano neanche il permesso di partecipare a eventi sportivi e potevano uscire di casa solo se accompagnate da un componente maschio della famiglia.

Fakhria sostiene che lo yoga può aiutare le persone a far fronte al trauma causato da anni di conflitto: “Se le cose a livello politico dovessero cambiare e i Talebani dovessero tornare, faremo fare yoga anche a loro”.

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Roberta Papaleo

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