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Yemen: due anni di caos e delusioni

Yemen
È vergognoso e inumano definire la guerra portatrice di speranza per gli yemeniti

Di Bochra al-Mqatri. Al-Arabi al-Jadeed (22/03/2017). Traduzione e sintesi di Gemma Baccini.

È impossibile valutare i risultati di due anni di guerra in Yemen considerando solo le parti yemenite in contrasto e i loro alleati per conoscere le forze politiche scese in campo. La descrizione della situazione umanitaria in Yemen deve infatti basarsi sull’analisi degli effetti dell’intervento militare, che vanno al di là dell’espansione della geografia della guerra e al consolidamento del settarianismo e delle differenze regionali. L’inasprimento del conflitto e i problemi della regione si ripercuotono sulle condizioni economiche e sociali degli yemeniti e l’immaginario delle forze regionali che intervengono in Yemen si impone sulla formazione dello Stato e sul suo futuro.

Dall’inizio dell’operazione “Tempesta decisiva”, l’intervento della coalizione guidata dall’Arabia Saudita mirava a fermare le ambizioni dell’Iran, l’alleato regionale degli Houti, in Yemen. Tuttavia, due anni di guerra sono passati senza che l’Iran abbia fatto una mossa militare decisiva per la vittoria dei suoi alleati. Le nuove teorie sul suo ruolo suggeriscono oggi una verità storica, che l’Arabia Saudita avrebbe dovuto comprendere, risparmiando allo Yemen e agli yemeniti gli effetti delle sue guerre donchisciottiane contro l’Iran.

L’ambiguità delle ragioni dell’intervento della coalizione nel conflitto yemenita non è diversa dall’ambiguità delle sue operazioni militari. I suoi obbiettivi sono passati dalla necessità di annientare la forza militare degli Houti e di Saleh, alla priorità di impedire che i confini sauditi fossero presi di mira, e infine alla protezione di alcune regioni attraverso l’autorità legittima per liberare poi, a partire da queste, altre regioni. Nonostante sia riuscita a fermare la forza militare dei golpisti, l’Arabia Saudita ha fallito sugli altri due obbiettivi, sprofondando nella lotta per l’amministrazione di Aden e nella competizione per il “bottino di guerra”.

Lontano dai dibattiti politici fini a sé stessi, la situazione in Yemen conferma che l’intervento militare ha anche giovato ai gruppi Houthi e di Saleh, poiché ha contribuito a sancirne l’alleanza militare e a dargli il pretesto della difesa della sovranità nazionale. La leader della coalizione non è riuscita a rendere capace l’autorità legittima di governare le regioni liberate, avendole sottratto la decisione politica a vantaggio dei suoi agenti locali, divenuti forze politiche capaci di concretizzare la loro agenda, politicamente, militarmente e economicamente indipendenti e capaci di amministrare lo Yemen in futuro.

L’Arabia Saudita ha inoltre messo a tacere le organizzazioni umanitarie sull’internazionalizzazione del dossier sulle vittime della coalizione, che è diventato un dossier saudita chiuso, permettendole di sfuggire alla punizione e di continuare i suoi eccidi in Yemen. Alcuni yemeniti pensavano che la coalizione avrebbe costretto gli Houti e Saleh a accettare il ritorno di Hadi al potere. Oggi si sono resi conto che le loro stesse vite sono prese di mira e che il loro Paese è diventato teatro di un regolamento di conti tra agende politiche regionali e locali, impedendo loro di decidere il proprio destino. Due anni di guerra durante i quali nessuna delle due parti in conflitto ha vinto, hanno ucciso più di ventimila yemeniti, distrutto le loro case trasformandoli in eserciti di indigenti in attesa degli aiuti umanitari. È dunque vergognoso e inumano definire la guerra portatrice di speranza per gli yemeniti.

Bochra al-Mqatri è una scrittrice e attivista yemenita.

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