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Lo Yemen e l’adesione al Consiglio di Cooperazione del Golfo

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Di Faisal al-Yafai. The National.ae (21/02/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Persi nel caos degli eventi che hanno interessato la regione negli ultimi anni, ci si è dimenticati che lo Yemen, ad oggi, avrebbe dovuto già far parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Nel 2007, quando ancora si sperava in un brillante accesso del Paese al CCG, venne fissata la data del 2015. Anche se sono passati quasi dieci anni, l’adesione al Consiglio rimane ancora qualcosa a cui aspirare, sebbene le condizioni siano notevolmente cambiate.

I punti a favore sono difficili da rifiutare. Coloro che sostengono che lo Yemen dovrebbe aderire come membro a tutti gli effetti, pongono l’accento sul vantaggio economico che tale adesione costituirebbe per il CCG. Con i suoi 26 milioni di abitanti, lo Yemen rappresenta un potenziale vasto mercato per i produttori del Golfo, soprattutto per Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a costituire un ampio bacino di lavoratori, che condividono la stessa lingua, religione e cultura degli altri membri. A questo proposito, un punto a favore sarebbe anche il costo del lavoro in Yemen: se l’integrazione permettesse un abbattimento delle barriere, le aziende del CCG potrebbero espandersi nel paese e beneficiare di costi di produzione molto più bassi.

Un fattore determinante rimane, tuttavia, la sicurezza. È davvero rischioso lasciare senza protezione un paese così grande e vulnerabile come lo Yemen, confinante con gli altri Stati del Golfo. La coalizione a guida saudita ha passato tutto l’anno a respingere i ribelli Houthi e il solo modo di assicurare che la loro influenza non penetri nuovamente in Yemen è quello di integrare a fondo il paese nel CCG.

La totale adesione dello Yemen rimane comunque un obiettivo difficile da raggiungere. La sua completa integrazione richiederebbe delle ampie riforme in termini di governance, di economia e di leggi.

Esiste, però, una soluzione provvisoria: introdurre lo Yemen come membro “associato”, per facilitare l’emissione di visiti e aprire il mercato yemenita ai paesi del CCG, un po’ quello che l’Unione Europea sta facendo con il Marocco. Anche a livello militare, una maggiore integrazione rappresenterebbe un’opportunità per il Consiglio, le cui forze armate potrebbe essere dispiegate in Yemen per ricostruire l’esercito del Paese.

Tuttavia,il punto dolente rimane la politica. Dopo l’ultimo conflitto, il CCG potrebbe incontrare un po’ di ostilità da parte degli yemeniti sull’adesione. La rivoluzione e la guerra contro gli Houthi hanno cambiato la percezione della membership. Negli anni 2000, lo Yemen era molto più unito di quanto non lo sia oggi. Il sentimento secessionista si è talmente consolidato nel paese che sarà molto arduo da dissipare. Anche il progetto di uno Stato federale con sei regioni, risalente al 2014, sarebbe difficile da rimettere in piedi.

Ma il gioco vale la candela. Il modo migliore per stabilizzare il paese e, in senso più ampio tutta la Penisola, è salvaguardare l’unità dello Yemen e approfondire il legami con il CCG. Con la guerra, tuttavia, molte cose sono cambiate e, ironia della sorte, sarebbe molto più facile inserire lo Yemen nel Consiglio che convincere gli yemeniti di Nord e Sud a restare uniti.

Faisal al-Yafai è un famoso giornalista, saggista, commentatore ed editorialista.

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Roberta Papaleo

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