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Violenza sulle donne: parola ai violenti

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La violenza sulle donne raccontata dagli uomini

Di Najwa Barakat. Al-Araby al-Jadeed(06/12/2016). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

Lo studio dal titolo Al-‘unf al-usri: yatakallamun al-Rijal” (Violenza domestica: parlano gli uomini) della ricercatrice libanese Azza Charrara Baydoun, pubblicato in collaborazione con l’organizzazione Abaad – Resource Centre for Gender Equality, riporta le testimonianze di uomini che hanno praticato violenza contro le mogli e ai quali è stata chiesta la ragione del loro comportamento violento. Mentre in passato questo tipo di studi prestava poca attenzione alla controparte della vittima, la ricerca di Azza si caratterizza per la modernità nell’indagare le azioni dell’uomo violento in modo neutrale e obiettivo.

Gli oggetti di questo studio sono 11 uomini divisi in due categorie: 9 accusati di violenza in tribunale e due che hanno fatto richiesta per un aiuto psicologico. Ciò che sorprende è che tutti loro condannano la violenza contro le donne, sia essa fisica o psicologica; tuttavia quando si trovano a parlare della loro esperienza personale cambiano completamente atteggiamento, affermando che “tutti gli uomini picchiano le loro donne”, negando le loro azioni, arrivando addirittura a rifiutare il termine “violenza” per definire il loro comportamento: “Non è altro che uno schiaffo in faccia”. Così la violenza si manifesta come se fosse un meccanismo involontario, fuori dal controllo dell’uomo e da lui indipendente; sembra essere anche lui una vittima degli atteggiamenti provocatori della donna.

Gli uomini che hanno partecipato a questo studio hanno giustificato le loro azioni utilizzando il termine “sofferenza”: dicono di soffrire a causa del comportamento delle mogli le quali, se avessero fatto il loro dovere, non sarebbero state picchiate. Dallo studio emerge un profondo senso di frustrazione e delusione nei confronti della donna che, dopo il matrimonio, si è trasformata in “un’altra”, un’illusione che non corrispondeva alla realtà.

Basandoci sulle parole utilizzate dagli uomini coinvolti nella ricerca, la moglie non viene definita donna ma “frigida”, “casalinga trascurata” o “cattiva madre”. Altre volte viene chiamata “l’uomo di casa” e questo è un segnale della percezione di perdita di virilità e di potere da parte del marito che si sente costretto a disciplinare la moglie.

Lo studio si conclude con la conferma che la violenza non è limitata solo alle persone meno istruite, alla religione islamica o alle aree più remote; dietro la violenza sulle donne si cela la crisi dell’identità di genere maschile. Tra le cause di questa crisi c’è l‘incomprensione verso la realtà attuale in cui vivono le mogli: gli uomini sembrano ancorati a uno schema mentale di atteggiamenti e percezioni distaccato dal reale, sono ignari del fatto che sono le condizioni esterne ad essere cambiate e che le donne ora hanno maggiore accesso a risorse materiali e supporto emotivo. Secondo la ricercatrice questo significa che donne e uomini vivono in due intervalli temporali diversi: le prime vivono nel presente beneficiando dei cambiamenti attorno a loro, mentre gli uomini sembrano fermi a un “bel tempo passato”, in cui il loro essere uomo gli permetteva di controllare le donne.

Najwa Barakat è una scrittrice libanese.

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