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Il Vescovo Nazir Ali è il nuovo “comico Ali”?

Il futuro della Siria non sarà reso più promettente non riconoscendo i crimini commessi dal regime di Assad

Di Nasim Ahmed. Middle East Monitor (17/09/2016). Traduzione e sintesi di Giusy Regina.

Il Vescovo Michael Nazir-Ali ha suscitato non poco scalpore quando è stato intervistato dal giornalista Matt Frei su Channel 4 News, circa il suo incontro controverso con il presidente siriano Bashar Al-Assad. L’ex vescovo di Rochester, pakistano, ha fatto parte di una delegazione in Siria che comprendeva membri della Camera dei Lord del Regno Unito e membri della comunità cristiana.

Già agli inizi di settembre la delegazione era stata oggetto di molte critiche, essendo stata accusata di aver dato ad Assad una certa visibilità. In risposta, Nazir-Ali aveva difeso a spada tratta quella delegazione sostenendo che i report occidentali del conflitto erano unilaterali e che le le voci dei cristiani restavano inascoltate. Anche se i suoi commenti erano stati accolti con disorientamento, l’intervista in tv ha provocato incredulità estrema. Non è mai una buona idea infatti difendere l’indifendibile, soprattutto in tv, in cui le sfumature vengono meno. Un paio di esempi: “gli omicidi di massa sono perpetrati in realtà da Daesh e da Jabhat al-Nusra e non dal regime di Assad” oppure “le accuse contro il governo siriano spesso provengono da fonti non verificabili, dai ribelli o da esiliati dal Paese”. Affermazioni come queste gli hanno valso il titolo di “comico Ali”, un tempo appellativo del famigerato diplomatico iracheno, Mohammed Saeed al-Sahhaf, noto per i suoi commenti stravaganti sull’invasione dell’Iraq.

Secondo il vescovo Nazir Ali, l’incontro con Assad è stato “cortese ma franco”, sottolineando che la sua delegazione ha interrogato più volte il dittatore sulle bombe e sul loro uso indiscriminato, sulle torture, sugli attacchi ad ospedali e altro ancora. Ma, con altrettanta franchezza, chi avrebbe mai ammesso ad una delegazione i crimini terribili delle sue truppe? Anch’io ho fatto parte di una delegazione in Siria con i parlamentari britannici nel 2009, prima della guerra, e posso confermare che Assad può essere estremamente cortese. E sono sicuro che anche Saddam Hussein fosse altrettanto cortese con le decine di delegazioni occidentali che lo hanno incontrato a Baghdad. Ma quanto credito avremmo dato alla sua negazione dei crimini di guerra e dell’uso di armi chimiche contro i curdi nel nord dell’Iraq? Le delegazioni per loro natura sono limitate nella capacità di fornire un quadro preciso di qualsiasi situazione, ancor peggio nelle zone di guerra.

Nessuno nega che il conflitto siriano sia estremamente complicato e che una risoluzione sia difficile da raggiungere. Tuttavia, il futuro della Siria non sarà reso più promettente non riconoscendo i crimini commessi dal regime di Assad e la reale portata della devastazione causata dalle forze fedeli al presidente. Il conflitto poi è probabilmente il più documentato della storia, dove media tradizionali sono accompagnati da decine di video sui social media e numerose segnalazioni da parte di associazioni per i diritti umani. E il vescovo Nazir Ali dovrebbe innanzitutto riconoscere che né Al-Qaeda, né Jabhat Al-Nusra, né tantomeno Daesh sono stati i responsabili dello scoppio del conflitto in Siria. Quel “primato” appartiene al governo di Bashar Al-Assad, che si è scontrato con le esigenze del suo popolo tese verso una maggiore libertà.

Nasim Ahmed è giornalista del Middle East Monitor.

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Giusy Regina

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