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Unione Europea: la festa è finita?

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Di Fatima Iasin. Al-Araby al-Jadeed (21/06/2016). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

I paesi dell’Unione Europea sembrano un unico blocco omogeneo con un sistema morale, politico ed economico unificato. Il Trattato di Maastricht ha gettato le basi affinché quegli Stati traducessero in realtà giuridica questa omogeneità, ma a distanza di oltre vent’anni un membro fondamentale come la Gran Bretagna è chiamato a esprimere il proprio desiderio di rimanere nell’Unione attraverso un referendum popolare.

L’Europa desiderava evitare altri conflitti dopo l’esperienza di due guerre mondiali devastanti che hanno causato milioni di vittime il secolo scorso. Riteneva che creando occasioni di ravvicinamento tra gli Stati avrebbe potuto ridurre le possibilità di un nuovo conflitto attraverso l’impegno istituzionale, il consolidamento del pensiero democratico, l’apertura del mercato e dei confini tra gli Stati membri. L’Unione si è poi affrettata a inglobare i paesi sfuggiti al giogo dell’Unione sovietica, per realizzare gli stessi obiettivi con gli Stati di nuova adesione e integrarli nel medesimo sistema liberale, preservando la natura unita dell’Europa a livello economico, politico e di sicurezza.

I paesi dell’UE desideravano profondamente e sinceramente mettere da parte le armi e sedersi al tavolo del dialogo per trovare un accordo sull’apertura dei confini, plasmare la cittadinanza europea, definire i criteri economici del nuovo mercato e tentare di fondere il corpo europeo in un’unica entità politica. La disuguaglianza economica era notevole e l’unificazione delle valute, piuttosto combattuta, ha rappresentato un peso per l’identità economica e anche nazionale. L’integrazione monetaria non è stata accompagnata dalla necessaria unificazione politica, facendo emergere vedute contrastanti degli Stati membri, una diversa vicinanza di ciascuno di essi agli Stati Uniti e una grande disgregazione nelle posizioni politiche rispetto alle guerre in Siria e in Iraq, al problema dei rifugiati e ad altre questioni politiche. 

L’economia dei Paesi dell’UE è instabile a causa delle crisi che assumo una gravità diversa nei vari Stati e quelli più colpiti sono vincolati a piani di notevole riduzione delle spese. I programmi di austerità hanno fomentato sentimenti di odio nei confronti dell’UE e sembra che ogni Stato del Sud Europa (come Spagna, Italia e Portogallo) li abbia dovuti subire. Il risentimento porta all’avversione nei confronti di questa unità e potrebbe creare un clima regionale fazioso, uno dei fenomeni che l’unità europea ha combattuto.

La festa non è ancora finita, la ripresa economica è iniziata sebbene con ritmi bassi, si è chiuso il capitolo della sofferenza della Grecia con perdite accettabili, ma l’estremismo non si è fermato. Il problema dei rifugiati ha fatto apparire i partiti di destra sugli schermi di molti elettori e l’estremismo si è evoluto fino allo stadio della violenza di cui la deputata britannica Cox, schieratasi a favore della permanenza nell’UE, è stata vittima. La sua morte potrebbe contribuire alla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione, ma in questo modo non la si rende abbastanza forte e non si cancella la possibilità della Brexit, che anzi potrebbe solo essere rimandata. Gli Stati che, invece, attendono il proprio turno per l’adesione, come la Turchia, hanno iniziato a preparare piani specifici slegati dall’UE, vedendo che questa adesione potrebbe non avvenire mai.

Fatima Iasin è una scrittrice siriana residente in Turchia.

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