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Turchia, rese note le trascrizioni audio dell’omicidio di Jamal Khashoggi

al-Jazeera (10/09/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Il quotidiano turco Sabah ha pubblicato le trascrizioni delle registrazioni audio del giornalista Jamal Khashoggi e del commando saudita che lo ha ucciso all’interno del consolato a Istanbul lo scorso anno. Le registrazioni, ottenute dall’intelligence nazionale turca e rese pubbliche ieri dal giornale, hanno dettagliato le conversazioni tra lo scrittore saudita e i membri del commando composto da 15 uomini, prima del suo assassinio il 2 ottobre 2018.

Khashoggi, collaboratore del Washington Post, viveva negli Stati Uniti ed era andato al consolato del suo paese per raccogliere documenti per il suo matrimonio. Entrato nel consolato, venne accolto da un volto familiare prima di essere trascinato in una stanza, secondo il Daily Sabah.

“Prego, siediti. Dobbiamo riportarti [a Riyad]”, dice Maher Abdulaziz Mutreb, alto ufficiale dell’intelligence saudita e guardia del corpo del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. “C’è un ordine dall’Interpol. L’Interpol ti chiede di tornare. Siamo qui per prenderti”, dice Mutreb. Khashoggi risponde: “Non ci sono azioni legali contro di me. La mia fidanzata mi sta aspettando fuori.”

Negli ultimi 10 minuti prima di essere ucciso, Mutreb ha chiesto a Khashoggi di lasciare un messaggio a suo figlio, dicendo di non preoccuparsi se non fosse riuscito a raggiungere il giornalista.

Quando Khashoggi ha rifiutato, Mutreb ha detto: “Scrivilo, signor Jamal. Sbrigati. Aiutaci in modo che possiamo aiutarti, perché alla fine ti riporteremo in Arabia Saudita e se non ci aiuti sai cosa accadrà..”

Gli agenti hanno quindi drogato il giornalista saudita. Le sue ultime parole prima di perdere conoscenza sono state: “Ho l’asma. Non farlo, mi soffocherai”. Il suono dellautopsia che ha visto lo smembramento del corpo del 59enne può essere ascoltato alle 13.39 ora locale. La procedura è durata 30 minuti. Il suo corpo deve ancora essere recuperato.

La Turchia ha definito l’omicidio di Khashoggi un “assassinio premeditato” orchestrato dal governo saudita. I funzionari sauditi hanno respinto questa affermazione, insistendo sul fatto che Khashoggi è stato ucciso in una “operazione scellerata”, dopo aver inizialmente affermato che l’uomo aveva lasciato l’edificio prima di sparire.

‘Ascolto la musica quando taglio’

Le autorità saudite hanno accusato 11 sospetti anonimi dell’omicidio di Khashoggi, inclusi cinque che potrebbero essere condannati a morte con l’accusa di “aver ordinato e commesso il crimine”. Secondo la CIA, il principe ereditario Mohammed avrebbe ordinato l’omicidio, negato dai funzionari di Riyad. Durante i processi di domenica scorsa a Riyad, il Daily Sabah ha rivelato alcune delle dichiarazioni dei sicari che hanno ucciso Khashoggi.

Nell’audio registrato pochi minuti prima che Khashoggi entrasse nell’edificio del consolato, Mutreb chiese se era “possibile mettere il busto in una borsa”. Salah Mohammed Abdah Tubaigy, noto medico forense saudita, rispose: No. Troppo pesante, anche molto alto”, e aggiunse”In realtà, ho sempre lavorato sui cadaveri. So tagliare molto bene. Non ho mai lavorato su un corpo caldo, ma ci riuscirò anche facilmente“.

“Di solito metto gli auricolari e ascolto la musica quando taglio i cadaveri. Nel frattempo, bevo il mio caffè e fumo. Dopo averlo smembrato, tu avvolgerai le parti in sacchetti di plastica, le metterai nelle valigie e le porterai fuori [dalla costruzione].”

L’omicidio di Khashoggi ha provocato una repulsione diffusa e ha rovinato l’immagine del principe ereditario.

Secondo un rapporto del Washington Post dell’aprile scorso, l’Arabia Saudita avrebbe dato ai quattro figli di Khashoggi “case da un milione di dollari” e “pagamenti mensili a cinque cifre” come compensazione per l’uccisione del padre.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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