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Turchia, referendum e Occidente

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Qualsiasi sarà il risultato delle votazioni, in assenza di una campagna elettorale democratica ci si chiede come sia possibile che la nazione sia libera di decidere

Di Yusuf Kanli. Hürriyet Daily News (06/03/2017). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

La maggior parte dei partiti turchi e dei politici di spicco di questa era sono l’esempio lampante dell’arrivismo politico turco, in cui si discute di ideali democratici, norme e valori fin quando se ne trae beneficio. Ma quando si deve parlare di diritti e libertà per gli altri, se ne diventa indifferenti. Per esempio, un politico può bollare il modello presidenziale come un tradimento, una mossa che potrebbe condurre al federalismo e anche all’eventuale frammentazione della Turchia e non si risparmia nel condannare tale infida proposta. Tuttavia, lo stesso leader, al cambiamento dei propri interessi o del suo partito, potrebbe asserire che si deve sostenere il sistema presidenziale in favore dell’integrità e del benessere della nazione creando una Turchia più forte.

Allo stato attuale, il Paese sta vivendo una campagna elettorale per il prossimo referendum del 16 marzo. I fautori degli emendamenti costituzionali ritengono che ci sarà un’era di stabilità e progresso che renderà la Turchia più forte, mentre gli oppositori denunciano la proposta come un mezzo che porterà la Turchia verso l’autocrazia e il sistema di un uomo solo al comando. Dovunque, il sostegno pubblico del “Sì” al voto riceve un gradimento maggiore. Gli enti amministrativi potrebbero affiggere slogan in favore del “Sì” sugli autobus. Gli scrittori sono liberi di esprimere i meriti del “Sì” al referendum. D’altra parte, gli autobus con affisso il “No” al voto, o i manifesti pubblicitari in favore del “No”, non sono graditi nella maggior parte del Paese, inclusa Istanbul. Tutti i dibattiti televisivi e i luoghi ufficiali sono dominati dai fautori del “Sì” e non c’è traccia di coloro che difendono la posizione del “No”.

Nessuno può dire che si stiano rispettando le regole poiché il canale di stato turco TRT ha dedicato ai sostenitori del “No” circa un terzo del tempo dedicato al presidente e ai fautori del “Sì” e il governo utilizza il suo potere straordinario per aumentare il potere sanzionatorio della commissione suprema per le elezioni in merito all’applicazione dell’“equità” nel conteggio del tempo dedicato al “Sì” e al “No” nei canali privati.

Nei sondaggi le percentuali del “Sì” e del “No” al referendum hanno uno scarto minimo. Ciò nonostante, qualsiasi sarà il risultato delle votazioni, in assenza di una campagna elettorale democratica e con l’estromissione dei sostenitori del “No”, ci si chiede come sia possibile che la nazione sia libera di decidere.

Il rispetto della libertà di espressione deve essere un diritto fondamentale. In questo conteso, il governo turco si è infuriato con la Germania e l’Olanda poiché non hanno dato il permesso per alcuni comizi di propaganda programmati nei due Paesi a cui dovevano partecipare alcuni ministri ed è stato riferito ad Ankara che questo tipo di incontri non sono graditi. Da parte loro, i ministri turchi condannano l’ipocrisia europea e si rammaricano che proprio coloro che parlano costantemente del diritto alla libertà d’espressione, neghino al partito di maggioranza turco di esprimere la propria opinione verso i suoi concittadini in quei paesi.

La Turchia ha inoltre condannato il recente rapporto sui diritti umani fornito dagli Stati Uniti in cui vi sono 75 pagine di critica dedicate al peggioramento della situazione turca in merito ai diritti umani e in particolare all’impunità, alle violazioni del diritto d’espressione, alla mancanza di accesso a un giusto processo e naturalmente agli arresti di massa. Come previsto, la Turchia ha condannato il rapporto definendolo tendenzioso, poiché esclude che il responsabile del tentato colpo di Stato del 15 luglio si trovi ancora negli Stati Uniti.

Questa serie di comportamenti dell’attuale classe politica in Turchia ci mostrano come essa sia la vera incarnazione dell’opportunismo politico.

Yusuf Kanli è un giornalista e editorialista del quotidiano turco Hürriyet Daily News e coordinatore del progetto “Press for Freedom”.

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