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Turchia: il film Fetih 1453 narra la gloria ottomana

di Fulya Ozekan (Middle East Online 05/03/2012) – Traduzione di Claudia Avolio

 

Un nuovo film campione d’incassi glorifica la conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani nel 15mo secolo. Un tale successo ha preso d’assalto la Turchia in un periodo in cui il governo sta flettendo i muscoli conscio del suo potere regionale. “Fetih 1453” – o “Conquista 1453” – ha registrato pubblico da record dalla sua uscita il 16 febbraio, narrando ciò che viene confermato come uno dei momenti più gloriosi della storia nazionale. In pochi sono rimasti indifferenti al passaparola, per un film che tocca l’orgoglio turco e al contempo suscita un dibattito sul primo ministro Recep Tayyip Erdogan: il suo governo d’ispirazione islamista, secondo alcuni, starebbe mirando a fare della Turchia, come nel periodo ottomano, lo stato più potente di tutta quell’area. Il film viene accolto come una pietra miliare nel cinema turco, ma altri lo liquidano come un copione hollywoodiano che distorce la Storia. Il suo budget di 17 milioni di dollari è il più costoso di ogni altro film turco, e ha già avuto nelle prime due settimane di proiezioni un’orda di pubblico che si stima di 3,4 milioni di persone. Il dato giunge da Box Office Turkey che si aspetta un sorpasso record di ogni precedente produzione domestica.

 

“Non è il primo film che tratta il tema della conquista (di Costantinopoli), ma è il primo in assoluto girato in Turchia a questo livello, e con un budget così elevato”, ha detto Filiz Ocal dell’ufficio stampa in questione. Il film ritrae la presa nel 1453 della capitale bizantina, che venne rinominata Istanbul e fu capitale dei turchi Ottomani – uno dei più grandi e longevi imperi della Storia che si estesero dall’Europa sudorientale al Medio Oriente e al Nord Africa – fino alla sua caduta nella prima guerra mondiale. Perfino la prima proiezione del film, precisamente alle 14:53 del pomeriggio, è stato un atto simbolico. “Come produttore sono fiero della nostra Storia e del nostro passato come chiunque viva in questo Paese”, ha affermato il regista e produttore del film Faruk Aksoy. Ha poi continuato: “La conquista di Istanbul è un evento indiscusso non solo per il nostro Paese ma anche riguardo alla Storia del mondo, che ha visto chiudersi un’era e ne ha aperta un’altra”. La stampa turca dice che Erdogan avrebbe dato un’occhiata al film in anteprima e gli sarebbe piaciuto. La notizia arriva tra le accuse al suo governo di star promuovendo il “neo-Ottomanesimo” come strumento di politica estera per riportare in auge l’influenza turca nelle zone ex-ottomane – accuse che Erdogan respinge.

 

Un tempo l’alleato più vicino a Israele nel mondo musulmano, la Turchia ha abbandonato il suo ruolo da intermediario del Medio Oriente e ha tratto un vantaggio dal vuoto arabo – mentre i leaders arabi sono occupati con le sollevazioni popolari – per forgiare un nuovo ruolo di portabandiera regionale. Come unico membro della NATO a maggioranza musulmana, la Turchia è stata a lungo considerata con i piedi della diplomazia fermamente piantati in Occidente. Ma sotto il mandato di Erdogan, è andata via via riscrivendo la propria sceneggiatura, non solo rompendo i rapporti con Israele e uscendo dai ranghi dell’Occidente circa la risposta alle ambizioni nucleari dell’Iran, ma mostrando anche la volontà di usare il pugno di ferro col brutale giro di vite attuato in Siria dal regime sugli oppositori. “Con la sua economia in pieno boom e l’influenza politica che riveste, la Turchia viene percepita come un modello in Medio Oriente”, dice Mensur Akgun, professore di Relazioni internazionali all’università Kultur di Istanbul. “E’ più che naturale che più forte diviene la Turchia, più seriamente è presa in considerazione dal mondo”.

 

“Riscoprendo la loro Storia”

 

Per molti osservatori, il film e le famose serie televisive turche – così popolari nel mondo arabo – stanno giocando un ruolo preponderante nel dare nuova linfa all’immagine della Turchia. “Ovviamente si può parlare di un tentativo d’influenzare la regione culturalmente”, dice Akif Kirecci, che insegna come assistente all’università Bilkent di Ankara, “ma al contempo i turchi stanno riscoprendo la loro Storia”. L’epico film di 160 minuti comincia con un flashback che ci riporta nella città sacra per i musulmani, Medina, nel 600. Il Profeta Muhammad promette gloria a chiunque conquisti Costantinopoli: “Il comandante che la conquisti sarà benedetto, i suoi soldati saranno soldati benedetti”. Un tale onore andò nel 1453 al sultano turco Mehmed II, che promise: “Avrò la meglio su Costantinopoli o lei avrà la meglio su di me”. Yilmaz Kurt, a capo del Dipartimento di Storia all’università di Ankara dice che “il film ha ottenuto un clamoroso successo per la sua qualità e le sue tecniche, ma il rispetto per la Storia è nettamente inferiore alle sue ambizioni commerciali”. Porta come esempio una scena in cui l’impero Bizantino muove il proprio esercito fuori dalle mura della città per scontrarsi con le forze ottomane; Kurt commenta la scena così: “Sarebbe stato piuttosto stupido per una città sotto assedio mandare il suo esercito fuori dalle mura”.

 

C’è poi chi liquida il film come superficiale clone dei film d’azione a budget elevato di Hollywood come “Il Gladiatore” e “Matrix”, che tenta di attrarre masse di pubblico. “In fin dei conti questo è un film che riflette le scelte del suo regista. E’ un dramma con una storia d’amore a contorno”, dice Ocal dell’ufficio stampa in sua difesa. Il produttore del film Aksoy ha tagliato corto sui commenti di critica, dicendo che mostrano un “complesso d’inferiorità”. “Siamo andati anche oltre. Non abbiamo attuato del plagiarismo solo nei confronti di cinque o sei film, ma di centinaia di film”, ha detto con tono sarcastico. E ha concluso sulla stessa linea: “Ognuno di quei film ha un regista. Ahimè, ce l’abbiamo anche noi. Hanno sceneggiatori e li abbiamo anche noi. Hanno la loro musica, e così noi”.


Claudia Avolio

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