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Turchia e Daish contro il modello democratico curdo

di Rana Moussaoui. Your Middle East (14/10/2014). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

Prima delle ultime settimane, in pochi avevano sentito parlare di Kobane ma ora la città al confine della Siria è diventata il simbolo della battaglia contro le forze jihadiste di Daish (noto in Occidente come ISIS). Nel disperato tentativo di preservare le sue speranze di autonomia di fronte alla minaccia del “califfato” jihadista, le forze di resistenza di Kobane stanno lottando da oltre un mese a difesa della loro città.

Gli ufficiali statunitensi hanno cercato di sminuirne l’importanza, dichiarando che la battaglia decisiva con Daish si svolge in altre zone della Siria e dell’Iraq. La sua caduta, però, avrebbe delle conseguenze catastrofiche, secondo gli esperti, per i curdi ma anche per la coalizione anti-Daish, soprattutto dal punto di vista mediatico.

I 3milioni di curdi che vivono in Siria (il 15 per cento della popolazione) hanno dichiarato una regione autonoma nelle aree sotto il loro controllo, già dall’inizio delle rivolte contro Bashar Al Assad nel 2011. Kobane si trova al centro di questa regione e la sua caduta dividerebbe in due il territorio curdo. “I curdi in Siria hanno sempre vissuto concentrati in 3 enclavi al confine con la Turchia , vedere una di queste città crollare rappresenta una minaccia molto forte per loro” ha spiegato Aron Lund, direttore del sito internet Syria in Crisi- Carnegie Endowment for International Peace.

Conquistare Kobane darebbe alle forze jihadiste una base da cui partire per muoversi all’interno delle aree controllate dai curdi. Per la principale forza militare curda, le Unità di Protezione del Popolo (YPG), la perdita di Kobane è una possibilità che non viene presa in considerazione.

Per Daish i curdi sono compagni musulmani sunniti, ma i jihadisti disprezzano la loro società laica: la loro principale organizzazione politica, il Partito dell’unione democratica (PYD), è socialista e attribuisce un ruolo molto importante alle donne anche nelle sue forze armate (tra i comandanti che guidano la resistenza di Kobane vi è anche una donna). I curdi hanno istituito comitati direttivi locali per il controllo del territorio, dando vita a un valido sistema democratico, all’interno di un paese, la Siria, che da 50 anni è governato da un sistema autoritario.

L’autogoverno curdo è un sistema diametralmente opposto alla visione che vuole imporre Daish, basata su un’interpretazione estremista dell’Islam e sul far rivivere un sistema di governo come quello del califfato.Alcuni analisti affermano che Ankara sarebbe felice di veder fallire il progetto curdo per l’autonomia per mano dei jihadisti di Daish: gli stessi curdi siriani hanno accusato la Turchia di chiudersi gli occhi davanti al destino di Kobane e di lasciare che i jihadisti attraversino il suo confine.

Sotto questa prospettiva “la caduta di Kobane per mano dei jihadisti” secondo Cyril Roussel – studioso dell’Istituto Francese per il Medio Oriente – “un tentativo di cancellare il progetto curdo, con la complicità di Ankara”.

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Silvia Di Cesare

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