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Turchia: creazione di una zona cuscinetto in Siria?

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L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (28/06/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

La dichiarazione delle autorità turche della realizzazione di una zona cuscinetto, lunga 110 km e profonda 35, all’interno del territorio siriano, ha sollevato diversi interrogativi.

L’obiettivo dichiarato comporta, da una parte, l’allontanamento della crescente minaccia dello ‘Stato Islamico’, e dall’altra il divieto di costituire un’entità curda ai confini del Paese.

L’avvio di tale operazione ha coinciso con una serie di incontri tenutisi negli ultimi giorni e presieduti dai maggiori responsabili della sicurezza e della politica in Turchia, in seguito all’accusa del presidente Erdoğan al Partito dell’Unione Democratica (filiale siriana del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, PKK) di voler “alterare la composizione demografica” delle regioni sotto il suo controllo.

Tuttavia, tale decisione non si riferisce solo ai pericolosi sviluppi militari ai confini tra la Turchia  e la Siria, ma rimanda anche ai risultati delle ultime elezioni in Turchia che hanno visto il Partito Democratico del Popolo ricoprire 80 seggi in Parlamento. Ne deriva allora la minaccia al nazionalismo turco con le sue differenti correnti, regionali, islamiche e persino laiche.

Non è più un mistero per le autorità politiche e militari turche l’obiettivo delle operazioni delle Unità di Protezione del Popolo verso Kobane, Qamishli, Hassakeh, Afrin e Tal Abyad: ovvero, l’apertura di una linea continua che demarcasse i confini delle regioni abitate dai curdi in Siria, raggruppandoli sotto la denominazione de “Kurdistan Occidentale”. Un progetto realizzabile solo mediante il massacro e la cacciata degli arabi e di altre minoranze da quei luoghi.

A questo si aggiungono le incursioni della coalizione internazionale in Siria, guidata dall’America, in coordinamento con i leader delle forze curde nel territorio, sollevando altri quesiti importanti, tra cui la ragione che spinge gli americani ad appoggiare la formazione di uno Stato curdo in Siria sottovalutando le possibili minacce per la Turchia; oppure, una probabile risposta turca all’indifferenza americana per i suoi interessi strategici e infine, la possibilità per la Turchia di agire senza consenso statunitense.

Interrogativi questi che rivelano la complessità delle disastrose politiche mondiali e regionali adottate ai danni della Siria e che hanno permesso la trasformazione di una rivoluzione popolare pacifica contro un regime dittatoriale in un’arena di piccole e grandi guerre.

È pur vero che la realizzazione di una tale impresa confermerebbe il timore dello “Stato profondo” turco di una minaccia alla composizione demografica del Paese e, di conseguenza, il consenso mondiale e regionale alla difesa del suo tessuto, a discapito tanto delle forze dell’Unione Democratica curde quanto del regime siriano, e in ultimo di Daesh (ISIS).

Le autorità turche sono dinanzi ad una scelta seria e complessa, ma saranno in grado di realizzarla?

Al-Quds Al-Arabi è un quotidiano panarabo indipendente pubblicato a Londra dal 1989.

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Roberta Papaleo

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