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Terrorismo: malattia mondiale e pericolo regionale

Asharq al-Awsat (01/07/2014). Traduzione e sintesi di Marco Bailo.

La responsabilità della lotta al terrorismo non è più compito esclusivo di una o due nazioni, o di un’organizzazione regionale, perché il terrorismo è ormai una malattia mondiale ed è necessario che le forze di tutti gli Stati del mondo si uniscano per combatterlo e arginarlo.

Quando è apparsa l’influenza “Sars” (o febbre suina), il mondo non ha accusato una singola nazione di essere responsabile della diffusione della malattia. Al contrario, tutti gli Stati si sono impegnati a intensificare la cooperazione internazionale nella guerra contro l’influenza stessa. La malattia del terrorismo è preoccupante come una malattia del corpo umano. Dirigere l’accusa politica contro questa o quella nazione non è un comportamento responsabile e non è vantaggioso, perché l’attuale necessità è combattere realmente il terrorismo e liberare i musulmani, prima dei seguaci di qualsiasi altra religione, da questa sventura che li affligge.

La settimana scorsa, dopo l’attentato a Beirut, legato allo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS), in Libano si sono diffuse voci di relazioni formali o di altro tipo tra i Paesi del Golfo e il terrorismo, dimenticando che quest’ultimo non ha identità, né religione, né logica e neanche una base di governo. L’ISIS causa rovina e provoca distruzione in Iraq dopo che ha causato rovina e ha distrutto la Siria. In ogni situazione inquina le rivendicazioni dei popoli annientati dalla guerra.

Per questa ragione la dichiarazione dell’Arabia Saudita che accusa l’ISIS di essere un gruppo terroristico ha importanza a livello mondiale, dato il peso religioso dei sauditi in tutto il mondo. L’Arabia Saudita è uno dei Paesi che maggiormente desidera combattere l’ISIS. La lotta dei sauditi ha diverse motivazioni. In primo luogo, questi gruppi terroristici deturpano l’immagine dell’islam e dei musulmani in tutto il mondo. L’Arabia Saudita sente, inoltre, il dovere di proteggere l’islam e salvaguardare la sua reputazione. Infine, l’ISIS offre un pretesto a chi vuole soffocare i sogni legittimi dei siriani e degli iracheni, aumentando l’oppressione.

La tolleranza non è più possibile. È giunto il momento di un vero confronto globale. Questi gruppi minacciano l’esistenza degli Stati arabi nel modo in cui li conosciamo, soprattutto nella regione della Mezzaluna Fertile. Affrontare l’ISIS è ormai una necessità politica, ma anche morale, religiosa e civile.

L’importante in tutto ciò è la sincerità dell’intenzione e la forza della decisione.

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