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Siria: alcune considerazioni su “Ginevra 8”

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La nuova sessione di negoziati di Ginevra 8 sulla questione siriana sarà l’inizio della fine della rivoluzione nella sua chiave politica oppure segnerà il via a veri negoziati per uscire dalla crisi?

Di Hussein Abd al-Aziz. Al-Araby al-Jadeed (04/12/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Quel che rappresenterà Ginevra 8 per la Siria è difficile da stabilire data l’amibiguità delle posizioni internazionali circa la soluzione politica e il modo di affrontare la crisi da parte delle fazioni del conflitto siriano. Tanto Ginevra 8 quanto l’esito della Conferenza Riyad 2 dell’opposizione siriana hanno ricevuto ampie critiche tra molte fazioni dell’opposizione, sia per ragioni specifiche dopo che personalità giuridiche hanno perso il proprio status, sia a causa della retorica politica di questi ultimi. È possibile riconsiderare alcune tappe importanti che hanno caratterizzato la crisi siriana fino ad oggi.

In primo luogo, ricordiamo come tre anni fa le fazioni dell’opposizione abbiano rifiutato di aderire al programma americano di lotta contro Daesh (ISIS) e della fine dello scontro contro il regime; un rifiuto che ha portato Washington a cercare altri alleati. Se quelle stesse fazioni avessero accettato la richiesta americana, oggi vi sarebbe stata una forza militare a combattere sul territorio come prima alleata degli USA. Purtroppo però, le fazioni dell’opposizione hanno smesso di combattere il regime non per merito degli americani, bensì dei russi.

In secondo luogo, dovremmo ricordare come i russi abbiano chiesto alle fazioni dell’opposizione di rimanere ad Aleppo, a condizione che il fronte Al-Nusra abbandonasse la città. Il rifiuto dell’opposizione ha avuto come conseguenza la partenza di tutti con l’uso delle armi.

Terzo, le fazioni delle forze rivoluzionarie e l’opposizione siriana, o meglio l’opposizione principale, hanno rifiutato di estendere l’opposizione e comprendere l’Organismo di Coordinamento Nazionale, che è stato riconosciuto a livello internazionale a Riyad nel dicembre 2015 come Organismo Superiore dei Negoziati. Tale organismo ha rifiutato di contenere al suo interno nuove piattaforme fino ad esserne poi costretto. Se tale organismo avesse continuato a mantenere legami con le forze a lui vicine, avrebbe evitato (forse) a Mosca di divenire parte dell’Organismo Superiore.

Quarto, negli anni passati l’opposizione ha insistito sulla dichiarazione di “Ginevra 1” che invitava a formare un organo di governo transitorio con pieni poteri esecutivi escludendo Assad. Oggi la stessa opposizione ha accettato con forza di tramutare la questione della transizione politica e del destino di Assad in semplice dibattito di negoziazione. Nella metà del 2015, l’inviato delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, aveva chiesto all’opposizione di revisionare un documento sui princìpi fondamentali del governo prima di sottopporlo all’attenzione del Consiglio di Sicurezza. All’allora rifiuto della Coalizione, lo stesso documento veniva emanato come Risoluzione 2254 e si presentava come revisione della risoluzione politica. La risoluzione non è stata accettata però da russi e americani e viene lentamente svuotata del suo contenuto.

Aldilà delle critiche, affermare che Ginevra 8 segnerà una fase di negoziati fasulli non è vero perché tale sessione ha già cancellato il carattere duale politico/militare che l’aveva irrigidita esponendo le regole di un processo di negoziazione.

L’opposizione siriana non ha avuto dinanzi a sé altra scelta se non quella di accettare la serie di negoziati politici concordata a livello internazionale. Se avesse agito diversamente, sia Washington che Mosca l’avrebbero indebolita e allontanata gradualmente dallo scenario politico. Una simile realtà politica potrebbe comunque rivelarsi a suo favore dopo le politiche dei “no” adottate dalle due potenze precedenti e la serie di disastri che ne sono derivati.

 

Hussein Abd al-Aziz è un giornalista e scrittore siriano.

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