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Il silenzio dell’Iran su Gaza

Di Trita Parsi. Foreign Policy (08/08/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

In questo momento, niente sembra normale in Medio Oriente. Israele si rifiuta di negoziare con l’Egitto su proposta degli Stati Uniti. Le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sembrano sempre di più un sodalizio, ma entrambe le parti se ne stanno già pentendo. I media egiziani si congratulano pubblicamente con Netanyahu per le azioni intraprese a Gaza. L’opposizione civile europea a “Margine Protettivo”, l’operazione israeliana, è stata più veemente rispetto a tutto il mondo arabo.

Fino a qualche tempo fa, l’Iran, dal canto suo, ha sempre alzato la voce contro Israele per la violenza sui palestinesi. La Repubblica Islamica, infatti, servendosi del silenzio degli altri Stati arabi, si autoproclamava l’eroe mediorientale della causa palestinese, e quindi, il leader del mondo musulmano. Questa volta, invece, le autorità di Teheran sono rimaste curiosamente calme. Perché?

In primo luogo, nonostante l’Iran si sia riconciliato con Hamas dopo un lungo periodo di frizione iniziato allo scoppio rivoluzione siriana, è rimasto, comunque, un sentimento di sfiducia reciproca. In secondo luogo, non bisogna sottovalutare il riavvicinamento tra Teheran e Washington. Infatti, è probabile che gli esperti di politica estera ingaggiati da Rouhani abbiano reputato necessario un abbassamento di tono contro Israele per far progredire con i negoziati diplomatici con gli americani e l’Occidente in generale.

Oltre a tutto ciò, però, è ancora più importante il ruolo che l’Iran vorrebbe avere nella regione. Infatti, per alcune autorità iraniane, questa guerra di Gaza e la reazione a essa degli Stati Arabi dimostrano che gli Stati Uniti si sono sbagliati a sostenere i movimenti islamici sunniti (come la Fratellanza Musulmana in Egitto e i loro alleati) e a dipingere l’AKP turco come il migliore modello politico regionale. Nello specifico, sempre secondo esse, questi movimenti non possono competere con l’abilità dell’Iran di stabilizzare e di guidare l’intera regione.

In definitiva, a prescindere dalla bontà di queste speculazioni, sembra che la questione palestinese, per l’Iran, sia solo un mezzo e non un fine.

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Roberta Papaleo

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