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Rivoluzione politica o rivoluzioni sociali?

Al-Hayat (22/07/2012). Traduzione di Cristina Gulfi

Quando la primavera araba è iniziata in Tunisia, poi in Egitto e infine in Libia, tutti abbiamo pensato di essere davanti ad una rivoluzione politica prima di tutto, nel senso che l’obiettivo principale era un movimento di massa per rovesciare i vecchi regimi autoritari, ponendo fine al monopolio del potere, alla corruzione e alle ingiustizie sociali. I giovani in particolare erano privati della dignità umana perché, una volta terminati gli studi, erano senza lavoro e stabilità.

Ma la rivoluzione deve andare oltre lo sradicamento dei regimi totalitari e creare un sistema democratico basato sul pluralismo, sui principi dello stato di diritto, sulla cittadinanza. In questo senso, tra Tunisia, Egitto e Libia ci sono molte differenze, dovute alla storia sociale e alla natura del regime di ogni paese. La Tunisia ha avuto un riformatore politico di rilievo, che ha saputo adattare alla realtà locale quanto appreso in Europa. In Egitto, Rifa’a al-Tahtawi, in seguito al suo soggiorno in Francia, ha realizzato una sintesi tra tradizione e modernità, creando un nuovo modello culturale che tiene conto della specificità egiziana.

Aldilà di questi confronti, durante la fase post-rivoluzionaria, la Tunisia ha avuto più successo dell’Egitto nella costruzione del processo democratico per diverse ragioni. Innanzitutto, ha dato subito il via alla formazione dell’Assemblea costituente mentre il Consiglio Supremo delle Forze Armate in Egitto ha optato per il referendum e il paese ha scelto di andare alle elezioni prima di scrivere la nuova Costituzione.

In secondo luogo, in Tunisia, il partito islamista Al-Nahda, pur avendo avuto la maggioranza alle elezioni, ha cercato un compromesso con i liberali. L’unica fonte di ambiguità riguarda il rapporto con i salafiti. In Egitto, invece, i Fratelli Musulmani hanno scelto di dominare l’intero spazio politico. Quanto alla Libia, la vittoria elettorale dei liberali a scapito degli islamisti è stata una sorpresa per tutti. Come procederanno questi tre paesi nel prossimo futuro è tutto da vedere.

Tuttavia, dopo la prima rivoluzione, quella politica, sono esplose manifestazioni, specie in Egitto, che hanno portato al blocco delle attività produttive. Il motivo sostanziale è la mancanza di una disciplina giuridica del rapporto di lavoro. Questo clima di proteste influisce negativamente sugli investimenti, sia arabi che stranieri. A quanto pare, le “rivoluzioni sociali” posso avere conseguenze ben più gravi di quelle meramente politiche.


Cristina Gulfi

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