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Da Riad a Sochi: la geografia schiaccia la politica?

mappa medio oriente
Per Russia, Siria e Iran, la geografia costituisce uno degli elementi più importanti da considerare per l’enorme influenza che questa esercita sui rapporti tra le parti in conflitto.

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds, (23/11/2017). Traduzione e sintesi di Veronica D’Agostino.

Indipendentemente dalle decisioni prese durante la seconda conferenza estesa dell’opposizione siriana, conclusasi ieri a Riad, e dalle dimissioni del presidente della Commissione suprema per i negoziati e di molti dei suoi membri, è chiaro che l’incontro si è tenuto nel quadro delle intese internazionali e regionali.

Prossimamente, tra il 2 e il 4 dicembre, si terrà nella città russa di Sochi una grande conferenza sulla popolazione russa, mentre solo pochi giorni prima si svolgeranno i negoziati di Ginevra che, come ha affermato Putin, saranno finalizzati alla risoluzione politica della Siria.

Nell’imminente conferenza di Sochi, dal titolo “il dialogo nazionale siriano”, Mosca annuncerà il possesso di importanti documenti regionali riguardanti la condizione siriana, come testimonia la presenza del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e quello iraniano Hassan Rouhani, mentre il presidente siriano Bashar Al-Assad, sarà nello stesso momento a Riad.

Quello che invece è stato detto durante la recente intesa russo-statunitense, avvenuta l’11 novembre scorso durante un incontro tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin in Vietnam, riguarda l’annuncio sul limitato impatto degli Stati Uniti sul futuro della Siria, il quale si basa su due pilastri principali: il primo è la posizione originaria di Trump a sostegno della sopravvivenza del regime di Assad, e il secondo è la rinuncia all’intervento americano nella regione araba. Infatti, a causa del chiaro fallimento avvenuto in Afghanistan e in Iraq, del mancato sostegno alle rivoluzioni arabe dopo l’intervento in Libia e della diffusione dello “Stato islamico” in Iraq e in Siria, l’utilizzo di droni sembra essere l’unica strategia per la regione.

Inoltre, naturalmente l’attenzione si è poi spostata sulla questione geografica: ad eccezione delle relazioni speciali tra Washington e Israele e del suo interesse per il petrolio, dei fondi degli stati del Golfo e degli accordi arabi sulle armi, l’intera regione araba non rappresenta un pericolo. Invece, per Russia, Siria e Iran, la geografia costituisce uno degli elementi più importanti da considerare per l’enorme influenza che questa esercita sui rapporti tra le parti in conflitto: sarà lei, infatti, il fattore decisivo a determinare i parametri del prossimo “insediamento politico”. Con il suo peso militare e il suo potere di veto internazionale, il gigante russo ha colpito entrambe le parti del conflitto, mentre la presenza dell’Islam, nelle sue forme ideologiche attraverso le fazioni dell’opposizione e i suoi sistemi politi, non può influenzare la geopolitica se non rivelando la debolezza delle politiche quando si confrontano con questa e alla quale devono soccombere.

Questa prospettiva spiega in gran parte il forte coinvolgimento della Russia negli affari siriani e i successi che il Cremlino ha ottenuto, tra cui i limiti delle concessioni che Putin ha proposto alle parti in conflitto, compreso il regime siriano. Ma ciò che più emerge è il desiderio del Cremlino di scendere a compromessi.

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