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Il petrolio: una fonte di sostentamento per Daish

Di Mustafa al-Abidi. Al-Quds al-Arabi (25/10/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Il petrolio è divenuto una risorsa economica fondamentale per Daish (conosciuto in Occidente come ISIS), che gli ha permesso di rafforzare il suo controllo in Siria e in Iraq e di stringere alleanze con attori regionali e internazionali.

Secondo stime recenti, l’azione di export e vendita del petrolio da parte di Daish garantisce una rendita annua pari a circa 800 milioni di dollari, ovvero due milioni di dollari al giorno. I possedimenti petroliferi si estendono tra l’Iraq e la Siria. Nel primo, l’azione di controllo interessa tutto il Paese; in Siria, invece, la sua giurisdizione è circoscritta alle città di Deir Ezzor e Raqqa.

Dall’Iraq il greggio giunge in Siria e, sottoposto a raffinazione in apposite unità per la produzione di gasolio e benzina a bassa qualità, viene rivenduto nelle città irachene di Mosul e Al-Anbar. Il commercio coinvolge mercanti di diverse nazionalità, tra cui anche turchi, in grado di acquistarlo a prezzi stracciati fino a raggiungere i 4 mila dollari al serbatoio. La rivista tedesca Der Spiegel ha evidenziato che parte del petrolio di contrabbando viene rifinito nelle raffinerie curde, nonostante la situazione di tensione tra Daish e i curdi, e venduto poi alle regioni di confine. A sua volta, anche il governo siriano cade nella lista dei sospettati come possibile acquirente.

Di conseguenza, il presidente americano Barack Obama ha minacciato di emanare delle sanzioni contro tutti coloro implicati negli affari con Daish, per sabotare una tale macchina di guerra.

Nonostante il petrolio sia la risorsa economica più importante per Daish, essa non è la sola. Lo “Stato Islamico” riesce ad ottenere forti introiti finanziari grazie alla riscossione di tasse che pesano sulle attività economiche nella regione e tramite l’approvvigionamento di denaro, macchine e attrezzature utili per consolidare i propri affari.

Dunque, Daish riveste una funzione peculiare per enti locali e internazionali disposti a trarre il massimo beneficio al minor costo possibile. La cooperazione tra la coalizione occidentale e le raffinerie locali non cesserà di certo l’opera di contrabbando, al contrario ne sarà motivo di sopravvivenza.

Mustafa Al-Abidi è un giornalista iracheno del quotidiano Al-Quds Al-Arabi.

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Roberta Papaleo

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