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Pakistan: silenzio sul rogo di Karachi

Dawn (14/09/2012). Mentre i media arabi sono impegnati nella copertura mediatica delle violente manifestazioni esplose a seguito della pubblicazione sul web del film di Sam Bacile, a Karachi, Pakistan, l’incendio scoppiato mercoledì nello stabilimento tessile della Ali Enterprises, costato la vita a oltre 300 lavoratori, è stato domato solo dopo 41 ore. Le promesse di inchiesta da parte delle autorità pakistane non bastano a risolvere l’annoso dilemma: più sicurezza o più profitti. Cuore commerciale del paese, Karachi ospita oltre 10mila industrie, ma le condizioni più preoccupanti riguardano gli stabilimenti irregolari, stimati in almeno 50mila, dove i lavoratori, rigorosamente in nero, sono costretti a turni di lavoro da schiavi e a salari da fame. Soprattutto nel settore tessile, i cui prodotti (per il 55,6%) alimentano i mercati dei paesi “sviluppati”, che li acquistano a prezzi irrisori. Martedì a pagare il prezzo della logica del mercato erano stati 25 operai di una fabbrica di scarpe di Lahore.La vera “linea rossa” sembra dunque il dio profitto, per un settore che nel 2011 ha contribuito al Pil pakistano del 7,4% e impiega circa il 38% della forza lavoro.

Carlotta Caldonazzo

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