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Migrazione: l’Europa come Ponzio Pilato

Di Farhat Othman. Al Huffington Post Maghreb (02/02/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Europa migrazione“Aprire le frontiere, una soluzione radicale al dramma dell’immigrazione”, è il titolo di un articolo choc della Radio Télévision Belge sulla necessità di rompere con l’autismo criminale da parte delle autorità ufficiali, in Europa e altrove.

L’articolo cita François Gemenne, professore universitario specializzato in flussi migratori, secondo il quale “la politica europea in materia di asilo e immigrazione si basa esclusivamente sulla sorveglianza, sul controllo delle frontiere e sulla lotta ai trafficanti”.

Vagliando le diverse ipotesi per un vero progetto di politica migratoria, l’esperto afferma che “la soluzione più radicale, che permetterebbe di risolvere il problema in un colpo, è proprio l’apertura delle frontiere”. Come dimostrano tutte le persone pronte a pagare e a rischiare la vita nel Mediterraneo, infatti, la chiusura delle frontiere non blocca i flussi migratori, ma li rende solo più pericolosi.

L’Europa, invischiata in problemi interni resi ancor più gravi da una crisi sia economica che morale, si disinteressa della questione. Poco le importa delle conseguenze, tra cui il business dei trafficanti e le reti di reclutamento terroristico tra i giovani del Sud. Non solo, ma cerca anche di affibbiare il problema ad altri, come si evince dagli accordi di riammissione.

L’Europa, di fatto, si comporta come Ponzio Pilato. La sua è una politica egoista, cinica, che esprime il desiderio di lavarsene le mani. Non solo è ben contenta che Paesi come Turchia, Giordania e Libano accolgano i rifugiati, ma quando arrivano i carichi di migranti non mostra alcuna solidarietà e lascia che l’Italia se la cavi da sola. Tuttavia, tale egoismo non può esistere senza la complicità dei Paesi del Sud. Se la politica migratoria dell’Europa venisse seriamente contestata, sarebbe inevitabilmente rivista e infine abbandonata.

Contrariamente a quanto si sostiene e nonostante le convulsioni attuali, il mondo è lontano dall’affrontare uno choc di civiltà. Ciò che sta accadendo nelle società arabo-musulmane è dovuto soprattutto ad un’interpretazione distorta, tronca, nonché aggressiva dell’Islam, frutto di strumentalizzazione da parte delle potenze regionali. Per l’eradicazione del terrorismo, di cui Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) è un esempio, basterebbe dunque iniziare denunciando i veri sponsor finanziari di queste turpitudini.

Che la Tunisia, in quanto modello politico, indichi la strada militando in favore della chiarezza e della pol-etica, cioè di una politica comprensiva di valori. Che rifiuti l’accordo di riammissione così come proposto dall’Europa, appellandosi ad uno spazio di democrazia mediterranea che implichi la libertà di circolazione tramite visti biometrici.

Il numero limitato di espatriati, l’alto grado di maturità politica e i problemi relativamente minori costituiscono tutti elementi a favore perché l’Europa sperimenti l’apertura delle frontiere con la Tunisia. In questo modo il Paese contribuirà, questa volta sul piano internazionale, alla trasfigurazione della pratica politica, condizione essenziale per una pace duratura nella regione.

Farhat Othman è giurista, politologo, ricercatore in sociologia ed ex diplomatico.

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Cristina Gulfi

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