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Media e mondo arabo: la spesa pubblicitaria

Al-Ra’i (01/05/2012). Traduzione di Cristina Gulfi

Il Dubai Press Club ha appena pubblicato il rapporto “Arab Media Outlook 2011-2015”, in cui si evidenzia un forte calo degli investimenti pubblicitari proprio nel mezzo della primavera araba. La ricerca, che include 19 paesi arabi ma si concentra soprattutto su Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Marocco, è stata realizzata in collaborazione con Deloitte, una società leader a livello mondiale nel campo della consulenza e della ricerca. Stando ai risultati, nella regione araba la spesa pubblicitaria, che costituisce la spina dorsale del settore dei media, è diminuita complessivamente del 12 % nel 2011. Questo calo è più evidente in Egitto (-30 %), Bahrein (-45 %) e Libia (-45 %). In Iraq, invece, si registra un aumento eccezionale, pari all’85 %. Tuttavia, si prevede un tasso di crescita annuo del 5,9 % tra il 2011 e il 2015: di questo passo, la spesa pubblicitaria nel mondo arabo dovrebbe ammontare a 5,95 miliardi di dollari nel 2015.  Nel 2011, prosegue il rapporto, la carta stampata ha fatto registrare i tassi di crescita più bassi. La diminuzione della spesa pubblicitaria in questo settore fin dal 2007 è destinata a continuare: si è già passati dal 46 % nel 2009 al 42 % nel 2011. Le riviste femminili sono quelle che hanno ancora successo mentre altre testate sono stanno riuscendo piuttosto lentamente nella migrazione all’online, cioè nella transizione al digitale.Per quanto riguarda i nuovi media, social network e piattaforme digitali, il volume della spesa pubblicitaria è pari ancora solo al 4 %. Ciò non vuol dire che il mondo arabo è in ritardo, anzi si nota una convergenza crescente tra il tempo trascorso davanti alla tv e quello su Internet. Le giovani generazioni, inoltre, acquistano sempre più tablet e smartphone. Nel complesso, la spesa pubblicitaria in questo settore è rivolta ad aumentare del 35 % annuo da qui al 2015.Infine la tv. I canali satellitari gratuiti, circa 540, dominano il panorama televisivo sotto il controllo di due emittenti principali, MBC e Rotana. Lo scorso anno, la pubblicità ha fruttato 1,9 miliardi di dollari, cifra che dovrebbe arrivare a 2,4 miliardi di dollari nel 2015. Se gran parte dei contenuti televisivi sono importati, specie dalla Turchia, il cinema e la musica sono dei settori in cui può farsi largo la produzione araba originale.Ad ogni modo, nonostante alcuni indicatori negativi che derivano dalle ripercussioni della primavera araba sui media, il rapporto evidenzia l’importanza che la libertà di espressione avrà in questo settore.

Giusy Regina

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