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L’omofobia che fa emergere la schizofrenia tunisina

Di Farhat Othman. Al Huffington Post Maghreb (12/12/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

La Tunisia non merita ancora gli elogi che le sono stati presentati al momento dell’attribuzione del premio Nobel. Questo perché c’è una chiara discordanza tra l’immagine che vuole dare e la miseria psicologica omofoba di cui è capace. Non solo il popolo tunisino è ancora sottomesso alle leggi della dittatura e della colonizzazione ma politici, giudici e polizia continuano a farsi beffe delle libertà fondamentali consacrate dalla Costituzione.

Oltre al giudizio del test anale di Sousse previsto in delibera per il 17 dicembre, una nuova decisione giudiziaria è stata presa il 10 dicembre, giornata mondiale della promozione dei diritti umani, condannando sei giovani di Rakkada al massimo della pena ossia tre anni di prigione per omosessualità. Il giudice ha condannato uno dei giovani a 6 mesi di prigione per attentato al pudore (sono state trovate delle sequenze video sul suo pc). Questa non è altro che una violazione della vita privata e delle libertà individuali. Inoltre, i giovani sono stati banditi per 5 anni dalla città di Kairouan una volta che avranno scontato la pena. A questo scopo sono stati utilizzati l’art. 230 e l’art. 226 del Codice Penale, da considerare ormai desueti, visti i diritti e le libertà consacrati dalla Costituzione. La vera infrazione da reprimere sarebbe la restrizione delle libertà individuali.

La Costituzione è all’avanguardia ma la legislazione applicata è ingiusta. Il problema è l’assenza di volontà politica di applicare il testo costituzionale attraverso la riforma di una legislazione dittatoriale, formata da un Codice penale vecchio che risale al Protettorato quindi inadatto ai tempi odierni.

Il perno della questione è la lettura integralista dell’islam fatta dalle autorità islamiste e laiche. Sarebbe importante dimostrare che l’islam non è omofobo né così pudibondo come si vuol far credere per poi citare i testi della Costituzione in materia di diritti e libertà individuali. I militanti associativi ripongono speranze nella corte costituzionale appena creata ma rischiano di congelare la situazione attuale ancora a lungo: senza prove che l’islam non è omofobo, i giudici non faranno altro che riaffermare la costituzionalità dell’art. 230.

Fino a quando si sosterrà che la legge omofoba traduce valori islamici a cui si riferisce la Costituzione, non si riuscirà a risolvere il problema.

Sarebbe quindi giudizioso proporre un testo di legge e fare una campagna mediatica sulla questione invitando chi di dovere a pronunciarsi. Si chieda l’abolizione dell’art. 230 e così l’udienza del 17 dicembre potrebbe concludersi con un lieto fine.

L’ultimo giudizio dato è una vergogna per la classe politica e per chi ha vinto il Nobel. Non si può continuare a essere colpevoli d’innocenza in Tunisia!

Farhat Othman è un giurista, politico, ricercatore in sociologia ed ex diplomatico tunisino.

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Chiara Cartia

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