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Una lingua politica e civile per completare l’identità araba

lingua araba
Gli arabi hanno bisogno di rivalutare la propria lingua in chiave politica per evitare che il potere dominante abbia il monopolio delle parole e del loro significato

Di Noureddine Teniou. Al-Quds al-Arabi (31/03/2017). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

La lingua politica è quella dell’amministrazione degli affari pubblici e del sistema di governo, mentre la lingua civile è la lingua che riflette la cultura della città moderna, nelle sue atmosfere, i suoi profumi e la sua anima, a cui il cittadino si sente di appartenere, a cui è vincolata la sua stessa identità e di cui non gli sarebbe possibile fare a meno, anche qualora ne fosse lontano.

Non c’è dubbio che la lingua, qualunque essa sia, abbia un legame indissolubile con la politica, il pensiero e la pratica, laddove stiano a significare l’amministrazione del sistema da parte di un’autorità legittima, e la critica del sistema da parte dell’opposizione, al fine di evitare che il monopolio delle parole e del loro significato sia ad esclusivo appannaggio del potere dominante. Quello che manca a noi arabi, in questo senso, è la padronanza di una lingua che rifletta la consapevolezza del valore della sfera pubblica, e delle istituzioni, come miglior modo di completare un’identità araba non conclusa. Nel mondo arabo, generalmente, l’incidenza di un buon governo è direttamente proporzionale alla possibilità di utilizzare la lingua araba in questioni reali, che contribuiscano a ridurre l’analfabetismo politico e a rispettare maggiormente lo spazio pubblico, che chiede a gran voce una lingua con la quale formulare un discorso non monopolizzato e non esclusivo, patrimonio comune a beneficio di tutti.

La lingua araba ha bisogno di un linguaggio politico moderno, al livello di teoria politica e al livello di esperienza e pratica: la sfida più grande da affrontare è proprio la mancanza di comprensione, da parte del sistema politico, della questione della lingua e del suo legame con la politica in senso lato, poiché tutto è politica, e la politica è in tutte le cose. Non c’è nulla che non necessiti di una categorizzazione politica, che sia essa economica, culturale, ambientale, sociale o internazionale, e le lacune nel coprire questa politica si riflettono in ultima istanza sulla lingua, trasformandola in strumento di limitazione e decadenza.

Aver a che fare con la realtà politica e civile offre più opportunità, a tutto il popolo, non solo di esprimersi, innovare e creare nel campo della letteratura, dell’arte o degli scambi commerciali, ma anche di contribuire alla cristallizzazione e alla divulgazione dell’arabo, all’interno della società e nel resto del mondo, mostrando la capacità degli arabi di esprimere il loro punto di vista. Al contrario, i casi di autoritarismo, tirannia e restrizione della sfera politica sono arrivati al punto di impedire alla lingua di esprimersi sulle questioni e le sfide reali affrontate dagli arabi nel corso delle loro esistenze, dando origine a uno stato di sconforto e apatia nell’appartenenza alla vita cittadina. Non è un mistero che le città arabe non spingano molti letterati nel mondo a presentarle e scriver di loro, anzi, l’inventore, il pensatore, l’uomo di scienza arabo per eccellenza è colui che viaggia attraverso le città europee e americane per completare la sua identità.

L’esistenza degli arabi è legata all’esistenza del loro idioma, e il contesto della globalizzazione offre più di una possibilità di investire in una lingua, e dunque di completare l’identità araba. Tra gli esempi di una gestione virtuosa della lingua, c’è sicuramente quello di alcuni canali satellitari arabi, grazie ai quali si è aperta la strada per una divulgazione comune, tramite la quale il popolo arabo si possa esprimere come insieme regionale, che aumenta la forza della sua identità sfuggendo a regimi locali e monopolistici. Grazie ad essi, inoltre, l’interesse internazionale per gli affari arabi è aumentato sensibilmente, anche da parte di canali che parlano altre lingue. Prendiamo ad esempio, ancora, le città dell’Arabia Saudita, nelle quali affluiscono milioni di musulmani nei periodi del pellegrinaggio, ripetendo invocazioni e compiendo rituali religiosi in lingua araba e in diverse altre lingue. Tutto ciò contribuisce in maniera non indifferente alla diffusione e all’arricchimento dell’arabo. Un’ulteriore spinta propulsiva dovrebbe giungere dai Paesi del Golfo, nei quali molte città hanno assistito a un significativo salto di qualità: Dubai, Abu Dhabi, Riyad e Doha polarizzano capitali e affari da diverse parti del mondo, cosa che permette la divulgazione dell’arabo attraverso turisti, uomini d’affari, commercianti e lavoratori, nonché nel contesto delle continue conferenze politiche, economiche e ideologiche.

Noureddine Teniou è uno scrittore e ricercatore algerino.

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Redazione

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