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Libia: terrorismo, caos e collasso economico

Libia

Asharq Al-Awsat (11/04/2015). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

Il governo libico riconosciuto a livello internazionale ha annunciato la presenza di oltre 5 mila combattenti alleati con Daesh (ISIS) all’interno del suo territorio, numero che supera di molto le precedenti stime. Wafa Bugaighis, incaricata di affari dell’ambasciata libica a Washington, ci ha informato che il suo governo, rifugiatosi attualmente a Tobruk nell’est del Paese, affronta una situazione estremamente difficile per via di una combinazione di terrorismo, collasso economico e caos politico, nonché una guerra civile con il governo rivale con sede nella capitale Tripoli.

Secondo Bugaighis “l’intervento del 2011 è stato ben accolto”, riferendosi all’intervento delle forze NATO guidate dagli Stati Uniti che ha deposto il dittatore Gheddafi, “tuttavia, la situazione ora è diversa e temiamo che simili raid non riescano a combattere il terrorismo, perché diffuso ovunque”. Mentre il governo libico invoca diverse forme di assistenza internazionale, compreso l’aiuto alle sue forze armate, la leadership di Tobruk teme che i raid aerei facciano affondare la Libia ancora di più nel caos e portino alla completa distruzione della sua fragile economia.

I fautori delle politiche americane non hanno ancora deciso se esprimere maggiore sostegno al governo di Tobruk che controlla solo una piccola parte del Paese, per i critici ormai in mano all’esercito. Secondo un telegramma dell’ambasciatrice americana in Libia datato 2 marzo, il ministero degli Esteri sta valutando un avvicinamento ad altri elementi che si presume siano più moderati delle forze d’opposizione alleate con le milizie, nel tentativo di bilanciare l’influenza americana e coprire tutte le scommesse politiche. Secondo la nostra fonte, il telegramma non è stato accolto positivamente dalle altre agenzie governative statunitensi e finora la politica americana si è limitata a trattare con il governo di Tobruk. Quest’ultimo partecipa a protratti negoziati per formare un governo di unità nazionale, mentre l’alleanza guidata da Tripoli e nota come Alba Libica controlla vaste parti del Paese con l’appoggio di numerose milizie. Questo processo, sotto l’egida dell’ONU, è guidato dal diplomatico spagnolo Bernardino Leon.

Bugaighis ha affermato che il suo governo desidera formare un governo di unità nazionale, come esortano gli USA e l’UE, ma ha sottolineato che il governo di Tripoli è illegittimo e sta in piedi solo grazie alla sua alleanza con milizie estremiste. La lista delle richiesta avanzate dal suo governo a Washington è lunga e include il sostegno all’intelligence, l’addestramento militare, equipaggiamenti bellici, supporto per il controllo delle frontiere con i Paesi confinanti e anche un blocco navale di Tripoli. Desidera, inoltre, che Washington faccia pressioni sugli altri Stati per fermare il loro sostegno ai suoi avversari interni.

Per la rappresentante della Libia a Washington, il disinteresse internazionale, con il deteriorarsi delle condizioni in Libia e l’espansione delle attività terroristiche, denota una mancanza di lungimiranza e avrà delle ripercussioni in tutta la regione, in Europa e infine negli Stati Uniti.

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Roberta Papaleo

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