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Libia: la fiera del Libro usato appassiona Tripoli

tripoli fiera del libro usatoDaily Star Lb (28/04/2013). Centinaia di libici hanno visitato in questi giorni piazza dei Martiri curiosando tra migliaia di libri usati nella prima fiera di questo tipo dopo la rivoluzione del 2011. Tre giorni in cui Tripoli ha assistito all’entusiasmo per vecchi volumi di Storia, filosofia, geografia, poesia, cucina ed arti marziali. I fondi raccolti con la vendita dei libri serviranno a creare una biblioteca ambulante che girerà per le scuole libiche. Il successo dell’iniziativa ha superato di gran lunga le aspettative e gli organizzatori hanno fatto sapere che i primi libri a registrare il tutto esaurito già il primo giorno sono stati quelli della saga di Harry Potter. Sotto il regime di Gheddafi i libri occidentali in cui si trattavano certi periodi erano proibiti. I testi dedicati agli eroi del movimento di resistenza contro il colonialismo italiano, per esempio, non hanno mai ricevuto l’attenzione che avrebbero meritato.

Altri libri non disponibili erano quelli su re Idris, spodestato nel 1969 proprio da Gheddafi, il cui Libro Verde si trovava invece ovunque. “C’è un detto che recita ‘Quando acquisti dei libri, acquisti la felicità’: ora la mia felicità è indescrivibile nel notare quante persone stanno comprando questi volumi,” ha commentato Suleiman Mansour, uno degli organizzatori della fiera. C’erano anche dei libri di autori affiliati al precedente regime, cosa che ha irritato alcuni visitatori, ma come ha detto un altro degli organizzatori, Nizar Abudayna, “ogni libro dovrebbe avere l’occasione di essere mostrato: non vogliamo porre limiti alle menti delle persone ancora una volta”. È stato grazie all’impegno di circa 60 volontari di organizzazioni legate alla società civile libica come Al-Tanweer che la fiera ha potuto svolgersi: con i manifesti appesi per i quartieri e i messaggi su Facebook, sono riusciti a raccogliere circa 7000 libri.


Claudia Avolio

1 Commento

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  • Ma questo è il mio preferito. Per il dolore. Trapela un dolore sottile e disincantato. Quasi rassegnato. Ci sono momenti – in questo libro – al limite dell’illeggibile. Quasi incomprensibili. Sembra si diverta a sperimentare, a metterti alla prova. Ma poi arrivano quei lampi di genio, veri e propri fulmini che trapassano la debole carne della mia consapevolezza: sono umana. Perché quando lui mi racconta delle debolezze altrui, delle sue, quando le sue parole mi guidano attraverso tutte le piccole (?) macchie di dolore sedimentate nei suoi personaggi in anni e anni di incomprensione e livore, di rassegnazione e di solitudine, quando lui mi mostra che spesso, più del nostro lato esteriore, è davvero il nostro lato oscuro, la nostra dark side, a renderci quello che siamo, a farci umani. E’ allora che mi sento meno sola con le mie imperfezioni. Che inizio ad accettarle. E questo è l’unico modo di andare oltre, di proseguire verso una me stessa migliore. Perché smetto di fingere di non essere imperfetta, è inutile: ci sono persone come DFW che ti osservano, che vedono oltre le apparenze, che girano metaforicamente la loro penna-dito nella piaga. Che ti espongono sulle pagine dei loro libri. Che ti costringono a vedere quello che sei. Veramente. Questa è la vera ragione per cui amo DFW. Perché ti racconta di te. E lo fa giocando con il vocabolario. Prende sostantivi e verbi e si diverte a mescolarli, a dare loro un nuovo significato, al quale non avevi pensato, ma che è perfetto, adesso te ne accorgi. Mi avevano proposto una recensione, ho scritto un atto d’amore. Perdonatemi, con David Foster Wallace è una storia d’amore.

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