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Libano, lo Chuf piange il patriarca della riconciliazione

di Nada Merhi – L’Orient-Le jour (14/05/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Gli abitanti della Montagna salutano la memoria di Nasrallah Sfeir, un grande uomo “insostituibile” che ha lavorato per l’unità del Libano.

La tristezza ha avvolto lo Chouf all’indomani della morte del patriarca Nasrallah Sfeir, il 12 maggio scorso, uno dei principali artefici della riconciliazione tra drusi e cristiani nella regione, nell’agosto del 2001, quasi due decenni dopo la guerra della Montagna del 1983, che aveva visto confrontarsi i miliziani drusi del Partito socialista progressista e altri cristiani nelle forze libanesi, dopo il ritiro dell’esercito israeliano dallo Chouf. Gli scontri tra le due fazioni provocarono la morte di diverse migliaia di persone e la distruzione di case e chiese. I cristiani della Montagna furono costretti a lasciare i loro villaggi e vi ritornarono solo diciotto anni dopo, con la visita, definita “storica”, ​​del patriarca Nasrallah Sfeir, effettuata dal 3 al 5 agosto 2001, con un’accoglienza trionfale da parte di tutti i villaggi, tra cui Moukhtara.

Con la morte del patriarca Sfeir è tutto il Libano – non solo i cristiani – a perdere un grande uomo che ha lavorato per il consolidamento della riconciliazione”, afferma Sabah Abu Dergham , un farmacista Mukhtara – “Ci ha lasciato la pace e l’amore che i libanesi hanno l’uno per l’altro … almeno a livello di popolo, perché il problema dei libanesi è che lasciano prevalere gli interessi politici sugli interessi nazionali. Dopo questo momento storico, la situazione sul terreno avrebbe dovuto essere diversa. “

In una macelleria di Deir el-Qamar, tre uomini discutono davanti a un caffè. Parlano della scomparsa del “patriarca della seconda indipendenza e riconciliazione, anche se incompleta, perché avrebbe dovuto essere accompagnata da misure che permettessero la creazione di istituzioni e di posti di lavoro ” – dice Georges Tanios Boueiz. “Il patriarca Sfeir è un uomo che ha rifiutato di fare il gioco dei politici dell’epoca”, – continua – “Si è rifiutato di visitare la Siria fino a quando l’esercito siriano non si è ritirato dal Libano e non è stata fatta luce sulla sorte dei detenuti libanesi in Siria”.

Da Damour a Aley, attraverso Baakline, Beiteddine, Amatour, Baadarane, Maasser al-Chouf e diversi altri villaggi, la gente saluta all’unanimità la memoria di “uno dei più grandi uomini della storia”, quella di un “uomo insostituibile” che ha lavorato per l’unità del paese. “Il Libano sta attraversando un periodo difficile, e nessuno può prendere le stesse posizioni e decisioni”, dice Hani Abdel Kheir, ad Aley – “ Il patriarca Sfeir è riuscìto a stabilire delle costanti che continuano a essere difese a Bkerke, vale a dire l’unità del Libano e la supremazia dell’esercito. Costanti approvate da tutti i libanesi … o quasi. “È una grande perdita”, ha aggiunto Akram Salamé. “Le persone come lui, obiettive nelle loro opinioni libere, sono rare. Era il patriarca di tutti i libanesi. “

Speriamo che le varie parti seguano le orme del patriarca Sfeir per il bene del Paese”, ha detto un giovane Druso di Beiteddine, –” Sfortunatamente, pensano solo ai loro interessi, mentre la tragica fine di alcuni leader arabi avrebbe dovuto essere loro di lezione. “

A Bekaata, un ragazzo afferma: “La riconciliazione che il patriarca Sfeir ha compiuto nello Chouf, richiede uomini e posizioni forti che oggi ci mancano”, – “È un uomo di parola e azione. Il solo vedere che le macchine che attraversano i villaggi drusi espongono una croce, mostra l’importanza del lavoro che ha svolto sulle montagne. Una riconciliazione sigillata per sempre”.

“Ci ha lasciato l’amore, la fraternità e la pace“, dice Moufid Hamad, –Ha svolto un ruolo unificante non solo nella riconciliazione della Montagna, ma nella sua visione del Libano e del suo ruolo in Oriente. È un patriarca insostituibile. Speriamo che i suoi successori siano come lui”.

A Amatour, come in tutti i villaggi visitati, i passanti sono scarsi. Nel supermercato del villaggio, Imad Abu Chacra aiuta un cliente. “La riconciliazione è stata una buona cosa, purtroppo il paese soffre del virus del confessionale”, dice desolato. “Avremmo sperato che il lavoro avviato dal patriarca Sfeir continuasse e che i libanesi mantenessero lo stesso linguaggio umano e umanitario, lontano dalla fibra della comunità. Stiamo parlando di un paese democratico, laico e civile, ma nell’ora H ritorniamo alle pieghe confessionali”, aggiunge.

Per Manal Baz, responsabile della federazione femminile PSP a Baadarane, il patriarca Sfeir è stato “il simbolo di lealtà, indipendenza e libertà. Un esempio che le generazioni future devono seguire”.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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