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Libano, dopo 40 anni Bachir Gemayel infiamma ancora i cuori dei libanesi. Intervista al figlio del presidente, Nadim Gemayel

Intervista di Katia Cerratti

Il 14 settembre 1982, il Libano perdeva uno dei presidenti più carismatici, forse l’unico, nella storia della terra dei cedri, il giovane Bachir Gemayel, appena trentasettenne, assassinato insieme ad altre 23 persone, nella sede del partito Kataeb ad Achrafieh. Autori dell’attentato Habib Chartouni, militante del PSNS (Partito Sociale Nazionale Siriano) e Nabil Alam, ex alto responsabile dello stesso partito di Chartouni. Entrambi verranno condannati a morte dalla Corte di Giustizia libanese il 20 ottobre 2017.

La storia insegna però che le idee di un vero leader non muoiono mai con la sua morte fisica, continuano a camminare attraverso  i suoi figli, la sua gente che tanto lo ha amato e lo rimpiange, e a distanza di anni, l’eredità che ha lasciato lo rende immortale. E’ questo il caso di Bachir che a 37 anni dal suo assassinio, resta l’icona indiscussa dei libanesi cristiani, un eroe leggenda che ha lasciato in eredità al suo popolo la fierezza e il sogno di uno Stato forte in nome dell’uguaglianza e della libertà. Ma il 13 febbraio scorso, in parlamento, la memoria di questo storico leader è stata oltraggiata dal deputato di Hezbollah, Nawaf Moussawi, che durante il dibattito per la fiducia al nuovo governo, ha affermato che l’ex presidente Bachir Gemayel fu “eletto grazie ai carri armati israeliani”. Immediata la reazione del figlio del presidente assassinato, il deputato Nadim Gemayel, che la sera stessa, ha indetto una manifestazione ad Achrafieh   minacciando di “prendere le armi” se fosse accaduto ancora. Dopo pochi giorni sono arrivate le scuse di Hezbollah e la tensione è apparentemente rientrata ma molti aspetti non sono ancora chiari in questo angolo di Medio Oriente, stretto nella morsa di una forte crisi economica, atavici conflitti confessionali e politici, corruzione dilagante e influenze esterne. In merito alla situazione attuale in Libano, qualche giorno fa, Nadim Gemayel, ci ha gentilmente rilasciato questa interessante intervista nella sua casa a Beirut.

Quale valore dà alle scuse di Hezbollah dal momento che non sembra siano state molto spontanee ma architettate invece da alcuni altri gruppi politici?

Sono svariati anni che Hezbollah tenta di sradicare i valori e i simboli che si oppongono a qualsiasi genere di opposizione a Hezbollah, all’8 marzo, alla Siria, stanno cercando di sradicare ogni simbolo nobile sovranista in Libano, che sia Hariri, che sia Bachir, cercano di sradicare tutti i simboli che hanno difeso delle cause nobili in Libano per poter meglio dominare e controllare il paese.  E’ arrivato il momento, secondo me, di dire loro che questo processo non può più continuare così, abbiamo la nostra storia, i nostri simboli, il nostro orgoglio, la nostra storia con la S maiuscola e vogliamo preservarle contro venti e maree. Ci siamo difesi per difendere la nostra libertà e la nostra indipendenza e oggi non desisteremo. Ed è per questo che non accetterò più che si attacchino i nostri simboli in questo modo, che sia Bashir o non importa quale altro simbolo, ma è inammissibile attaccare questi simboli così. Adesso non mi voglio soffermare sulle scuse, perché considero che c’è un equilibrio di forze  che bisogna stabilire tra tutte le comunità e le fazioni in Libano e oggi Hezbollah non può più essere considerato come un partito superiore agli altri, no, è per questo che ho tenuto a fare la manifestazione in piazza Sassine mercoledì scorso e in Parlamento, dopo credo che abbia capito che non può più continuare così e che non può più persistere nel creare uno squilibrio anche morale. Che siano scuse o no, che sia ritirare le parole, questo è un altro problema.

Nell’ottobre scorso, su twitter, lei ha espresso preoccupazione per la formazione del nuovo governo, affermando che ‘l’approccio imperfetto continua ad affliggere il paese’, temendo un controllo delle istituzioni da parte di Hezbollah. Come giudica dunque il nuovo governo che si è appena formato?

Oggi Hezbollah non fa un controllo amministrativo sul paese, è un controllo politico. Hezbollah ha fatto arrivare al potere il suo presidente della Repubblica, Michel Aoun, ha modificato la legge elettorale a sua immagine e per i suoi interessi, ha fatto eleggere un  parlamento con una maggioranza che gli è riconoscente e oggi sta imponendo i suoi principi e le sue condizioni per la formazione del governo, ha messo le condizioni che voleva. Oggi siamo in uno Stato che è, non vorrei dire sotto tutela, ma almeno sotto l’influenza diretta dell’Iran e di Hezbollah in Libano e quindi io parlo per il paese a livello di libertà, a livello di sovranità, di tutta l’influenza che può imporre Hezbollah su tutta la politica libanese. Se il governo riuscirà o no? Ma io spero che il governo riuscirà, perché in fin dei conti, se il governo riuscirà sarà il paese che uscirà da questo pasticcio.

Lei è più vicino alle idee di Hariri o di Bassil?

Non so quali siano le idee di Hariri, né so quali siano quelle di Bassil, salvo che i due si dividono le fortune del paese. Non è una questione di idee, oggi il problema è che non c’è dibattito di idee in seno al governo e alla vita politica libanese. E’ questo il problema. Tutti dicono che c’è la corruzione ma nessuno dice come combatterla.

Suo padre è un’icona del Libano e aveva un sogno, quello di uno Stato forte, indipendente, dove tutti i cittadini sono trattati allo stesso modo e possono vivere in dignità e libertà. Oggi, ci sono le condizioni in Libano per poterlo realizzare? E se non ci sono, chi ne è responsabile?

Non credo ci siano le condizioni perché oggi c’è un conflitto tra questa visione dello Stato e la visione totalitaria siriana, iraniana, di hezbollah sul paese. Purtroppo è chiaro dove oggi va la bilancia. Non è questione se ci siano o meno le condizioni per realizzarlo, c’è la volontà  sempre di realizzarlo, c’è sempre la volontà di realizzare questo paese, c’è sempre il sogno di imporre un paese indipendente, neutro, libero, dove l’essere umano è al centro degli interessi primari, dello Stato. Spero che si arriverà, ma dire che oggi le condizioni attuali sono favorevoli, no, non sono favorevoli, al contrario, si sta andando nell’altro senso.

Si sente all’altezza dell’eredità che Bachir Gemayel le ha lasciato?

Bashir ha messo la barra molto in alto ma oggi io non sono affatto in competizione con Bachir, sono in competizione con me stesso e i miei valori e considero che oggi ho una missione da compiere, ed è una missione che io stesso mi sono stabilito, indipendentemente da Bachir, ma certo, seguendo i valori, gli obiettivi, l’ambiente in cui sono cresciuto, che erano quelli di Bachir.

Cosa resta della Rivoluzione dei Cedri?

Restano molte cose. Resta un popolo e la volontà di questo popolo di vivere libero e indipendente.  La rivoluzione dei Cedri non è un raggruppamento di partiti, è un raggruppamento di individui, di valori, è un raggruppamento di cittadini, per un Libano migliore e trovo che i partiti politici abbiano disonorato questo popolo attraverso la regressione sempre più  e oggi, lo abbiamo visto con la manifestazione a piazza Sassine, e l’alterco in parlamento, la gente ha reagito subito, la fiamma si è riaccesa e questa è una cosa molto importante perché mostra quanto il popolo del 14 marzo sia ancora attento a questo soggetto ma nessuno ne parla.

Qual è il ruolo attuale della Siria in Libano?

Oggi c’è un doppio ruolo, quello della Siria, quello dell’Iran, quello di Hezbollah che a mio avviso sono i tre piedi della stessa sedia. Quindi oggi tutto il potere che le forze dell’8 marzo impongono al paese, viene da una politica iraniana, da finanziamenti iraniani, da presenza siriana rafforzata, da supporto siriano militare e altro, quindi per me è tutto dentro lo stesso sacco.

Come combattere la corruzione dilagante?

Per combattere la corruzione oggi bisogna smettere di parlarne e mettersi veramente al lavoro per lottare contro la corruzione. Il Presidente della Repubblica parla di corruzione, il primo ministro parla di corruzione, i 30 ministri parlano di corruzione, i 128 deputati parlano di corruzione,  i giudici parlano di corruzione, e perché non hanno risolto questo problema? Perché c’è un problema vero di corruzione in loro, all’interno del loro ambiente, a mio avviso bisogna smettere di parlare del problema della corruzione e risolverlo. Penso che si possa riassumere in tre cose: la prima, c’è il deficit dell’elettricità del Libano che bisogna risolvere assolutamente, la seconda, i funzionari abusivi che lavorano nello Stato e non fanno nulla, non sono produttivi, e la terza, questa brama di guadagnare soldi a qualsiasi costo, e soprattutto a livello di banche, il settore bancario, che potrebbe essere un supporto per l’economia del Libano, oggi non può più continuare a mangiare e essere assetato di potere e di ricchezza mentre il popolo muore di fame.

Sta lavorando per diventare Presidente della Repubblica?

E’ ancora troppo presto.

Nadim Gemayel nasce il 1 maggio 1982 a Bikfaya, Libano. Ha solo 4 mesi quando suo padre, il presidente neo eletto Bachir Gemayel viene assassinato. E’ il più giovane di due sorelle, Youmna nata nel 1980 e Maya nata nel 1978. Maya, a soli 18 mesi verrà assassinata in un attentato destinato al padre. La madre, Solange Toutounji, viene eletta deputato nel 2005. Nadim si laurea in Legge in Francia nel 2004 e esercita la professione di avvocato in Libano e nel Qatar. Partecipa alle manifestazioni antisiriane e alla Rivoluzione dei Cedri nel 2005. Come membro del partito Kataeb , Political Bureau of the Lebanese Social Democratic Party, fondato nel 1936 da suo nonno Pierre Gemayel, nel 2006 inaugura la nuova sede del partito a Achrafieh, di cui prende anche la guida. Il 7 giugno 2009 vince le elezioni parlamentari conquistando il seggio maronita nel primo distretto di Beirut (Ashrafieh, Rmeil, Sayfi). Nadim è anche co-presidente della Bachir Gemayel Foundation, una ONG fondata nel 1982 in seguito all’assassinio di suo padre. La missione della Fondazione è realizzare, diffondere e sostenere lo spirito e l’ideologia di Bachir. Promuove attività sociali, borse di studio e offerte di assistenza medica. L’azione politica di Nadim mira a garantire la protezione dei diritti umani fondamentali e della libertà individuale per tutti i libanesi, per assicurare la pace e l’uguaglianza, ottenere la piena indipendenza del Libano dalle nazioni straniere che cercano di imporre la loro influenza tramite alleati locali e, soprattutto, per contribuire a istituire uno Stato razionalizzandone amministrazione e processi. Combatte anche per l’unificazione di tutte le armi sotto l’unico ombrello dello Stato. Alla visione di suo padre di un Libano libero e unito, Nadim Gemayel aggiunge le sue idee patriottiche e moderne per offrire al Libano e alla sua gente la tanto attesa rinascita attraverso un solido governo all’avanguardia. Nadim si adopera anche per un partenariato sostenibile e sincero con i paesi arabi, l’Europa e in particolare con la Francia, al fine di garantire prosperità, pace e stabilità per il Libano e il Medio Oriente. Su questo fronte, è membro della Commissione per l’amicizia tra il Libano e la Francia.

La disputa in Parlamento del 13-02-2019


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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