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Le volpi del conflitto siriano e il destino dei fondamentalisti islamici

Attraverso le politiche di Mosca e il suo ruolo in Siria viene fuori l’infelice situazione degli islamisti arabi che hanno scommesso su Ankara e Tehran.

Di Adli Sadeq, al-Arab, (26/02/2020). Traduzione e sintesi di Francesca Paolini.

È chiaro che il vero obiettivo dei quattro attori in gioco in Siria – Russia, Usa, Turchia e Iran – sia quello di continuare il conflitto nel paese piuttosto che porre fine al terrorismo, la cui lotta è diventata solo un pretesto ed una copertura per i veri scopi.

L’operato della Russia non si riflette in ciò che dice il Ministero degli Esteri quanto piuttosto negli orientamenti dell’esercito, che, intento a soffocare le aspirazioni turche, attende “gli eccessi” del presidente Recep Tayyip Erdogan. Nel frattempo la diplomazia russa mantiene la calma e si aggrappa alla speranza che Erdogan cambi gradualmente atteggiamento; entusiasta di attirare Erdogan verso il mercato russo delle armi e di mantenere con lui forti relazioni economiche, prova a persuaderlo affinché eviti il conflitto diretto con i russi e affinché si ritiri passo dopo passo dalla sua posizione all’interno del regime siriano.

Erdogan, dal canto suo, ha sempre saputo che Mosca non avrebbe rinunciato al regime di Bashar al-Assad, vedendo in questo un garante dei suoi interessi strategici non solo in Siria ma in tutto il Medio Oriente arabo.  Gli sviluppi sul campo hanno però compromesso gli accordi di Astana e Sochi, due mere formule per concordare gli interessi della Russia e delle Turchia. Se Erdogan dovesse continuare a perseguire i suoi sogni e le sue avventure il conflitto militare tra i due attori risulta quasi inevitabile.

In occasione dell’inaugurazione del gasdotto “TurkStream”, avvenuta lo scorso gennaio, i volti dei due presidenti, Vladimir Putin e Erdogan, riflettevano lo stato di tensione che si respira ad Idlib. Nel frattempo i militari russi affermano che i tentativi di Erdogan di mettere a rischio il ruolo della Russia in Siria  –  in linea con gli interessi americani –avranno delle pericolose ripercussioni sulla Federazione Russa, a meno che Mosca non li affronti con decisione a qualunque costo. I militari sono propensi a questa possibilità considerando che le forze russe hanno il controllo sul territorio siriano, in un momento in cui “la guerra al terrorismo” si è trasformata in una guerra per la Siria e per la difesa degli interessi strategici.

L’opinione pubblica russa, che ha una storica allergia nei confronti del ruolo della Turchia, risponderà con ogni mossa possibile per impedire ad Ankara di soffocare le aspirazioni di Mosca. Al momento di scegliere tra la Turchia e l’Iran è probabile che i russi scelgano quest’ultimo, il terzo attore fortemente coinvolto nel conflitto; si tratta di una scelta scomoda che imbarazza la politica russa poiché esporrebbe la Russia al rischio di sanzioni economiche e misure politiche volte a contrastare  il controllo e gli interessi russi nelle altre zone del mondo.

La Turchia, nonostante sia il partner delle intese e degli accordi e il grande partner economico della Russia, rappresenta per questa un peso militare in Siria che è difficile da sostenere. L’Iran rappresenta invece un peso politico dal quale, a causa delle sanzioni americane, potrebbe scaturire un peso economico. Washington continua infatti a imporre sanzioni a chiunque collabori con gli iraniani o ostacoli la politica americana; pochi giorni fa le sanzioni hanno colpito il colosso energetico “Rosneft” a seguito dell’aiuto russo offerto al regime di Maduro in Venezuela. Ma l’Iran rappresenterebbe un peso anche per la sicurezza russa a causa di possibili attacchi israeliani alle posizioni iraniane, considerando che Tehran non vuole opporsi al coordinamento russo – israeliano. Inoltre la natura del regime iraniano non incontra l’approvazione dei russi che non condividono l’entusiasmo dei mullah nell’eliminare gli esponenti liberali dalla politica iraniana, escludendoli dalla corsa elettorale con il solo scopo di rafforzare il movimento delle Guardie Rivoluzionarie e dei suoi alleati conservatori, dinamica che preoccupa i russi.

Attraverso le politiche di Mosca e il suo ruolo in Siria viene fuori l’infelice situazione degli islamisti arabi che hanno scommesso su Ankara e Tehran. Mentre la Turchia intrattiene inseparabili relazioni economiche e di sicurezza con Israele e dimostra che il suo coinvolgimento nel conflitto non è avvenuto affatto nell’interesse del popolo siriano, gli iraniani, oltre a non opporsi al coordinamento russo-israeliano,  non reagiscono al rischio dei bombardamenti israeliani nelle zone sotto il controllo aereo russo.

La scena continua a riempirsi di volpi in competizione fra di loro, mentre i gatti fedeli a queste continuano a miagolare cose senza senso. In altre parole gli ingenui che hanno aderito a quei gruppi fondamentalisti che hanno creduto alle promesse e agli ammalianti discorsi, si sono trasformati nel carburante di una guerra mercenaria dove a nessuna delle parti in gioco importa del loro destino.

Adli Sadeq è uno scrittore e politico palestinese.

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Redazione

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