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Le ultime raccomandazioni ai migranti

Le rivoluzioni arabe non sono riuscite a fermare i flussi migratori e le ondate di giovani pronti a cercare lavoro, giustizia, libertà e dignità sull’altra sponda del Mediterraneo. Ma ancora una volta è il mare ad accoglierli.

Di Mehdi Mabrouk. Al-Araby al-Jadeed (15/10/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Sui corpi dei migranti tunisini raccolti in mare dopo che la loro barca è stata attaccata dalla marina militare tunisina, la discussione si concentra sulle ragioni alla base dell’intensificazione di migrazioni “segrete”. I tunisini seguono – con stupore misto a dolore – centinaia di documentari che i migranti clandestini hanno pubblicato sulle pagine dei social media e che riprendono il viaggio della morte, mostrando alle volte gli ultimi istanti (di vita) prima della tragedia.
Oggi non abbiamo paura! Era questo il grido dei giovani rivoluzionari, lo stesso grido oggi rivolto contro le autorità di sicurezza che danno loro la caccia, registrando successi nello smantellamento di reti che favoriscono l’emigrazione e nella cattura degli organizzatori e la consegna dei migranti alla giustizia.
Questi giovani non hanno nulla da temere, poiché hanno già perso la propria vita. Nei loro documentari si sentono canti popolari, inni, slogan e suppliche. Affrontano diversi temi, quali soprattutto l’addio alla madre, invocazioni a “santi” protettori, insulti alla classe politica, il dolore per la patria che li ha distrutti e il lamento per l’esilio iniziato dopo l’oppressione e la conquista. Allo stesso tempo, invettive contro i nuovi governi che li hanno traditi trascinandoli verso prigioni più grandi e schiacciandoli sotto montagne di esclusione, marginalizzazione e disprezzo. Malgrado ciò resta loro la speranza di raggiungere altri mondi sull’altra sponda.
Sembra però che i tunisini abbiano la memoria corta; abbiamo assistito a simili eventi nel 2012. A quel tempo era stato messo sotto accusa l’esercito tunisino, anche se il popolo non conosce il destino di quelle commissioni incaricate di indagare sul caso. Centinaie di vittime persero la vita annegate a causa della condizione delle barche su cui viaggiavano: imbarcazioni vecchie, rubate o acquistate tramite imbrogli. Rimane ancora viva la questione degli scomparsi e la commissione incaricata di far luce su questo non si è ancora espressa sul loro destino. Così alcuni ipotizzano che essi siano state vittime di traffici illeciti o venduti presso organizzazioni e agenzie terroristiche.
Dagli anni ’90 del secolo scorso l’emigrazione segreta dalla Tunisia e in particolare dai Paesi del Nord Africa ha conservato il suo carattere irregolare benchè si differenzi per la frequenza da un contesto all’altro a causa delle crisi economiche e sociali, la pressione degli Stati stranieri con le rispettive politiche migratorie, oltre alla stabilità politica regionale e l’escalation di conflitti, guerre civili e catastrofi. Già sette anni fa erano ermersi nuovi fattori alla questione migratoria, quali l’assenza di un sistema di controllo ai confini, la mancanza di soluzioni ai problemi della disoccupazione e della disuguaglianza regionale e di classe. I migranti si sono così trovati dinanzi alla trappola di un viaggio della morte o di una morte lenta nel loro Paese.
Abbiamo vissuto la speranza della rivoluzione con grande illusione e abbiamo creduto che immagini di migranti annegati in mare non si ripresentassero. Al contrario, queste ci hanno attaccatto con molta più forza.
Le delusioni post-rivoluzione hanno spazzato via i sogni dei giovani e le loro grandi speranze, alimentando la voglia di scappare. L’immagine dei migranti è arrivata alcuni giorni dopo lo scoppio della rivolta e ha sostituito l’immagine della folla che innalzava slogan rivoluzionari e intonava canti popolari. Vive oggi l’immagine dello sdegno sui governanti e su quell’élite che ha spinto questi giovani verso spedizioni della morte.

Mehdi Mabrouk è stato ministro della cultura in Tunisia nel 2012-2013. Attivista politico, sindacale e per i diritti umani, è stato membro dell’Alta Commissione per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione, della giustizia transitoria e della transizione democratica.

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