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Le speranze dell’Iran deluse dall’Europa

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Di Hassan Fahs. Al-jumuah (08/02/2019). Traduzione e sintesi di Giorgia Temerario.
Sembra che la tendenza estremista in Iran prevalga nel confronto con il governo del presidente Hassan Rouhani, il suo partito diplomatico e nei negoziati con l’UE riguardo l’adozione di un meccanismo finanziario che contribuisca al mantenimento degli scambi commerciali con l’Iran, aggirando la decisione del governo americano di imporre nuove sanzioni.
Nello specifico, tale meccanismo si limiterebbe agli ambiti esclusi dalle sanzioni americane, ovvero, il settore agroindustriale e farmaceutico. Tuttavia, tali capitali sono divenuti un fondo finanziario che stimola perlopiù le imprese europee provenienti dai profitti iraniani.
Il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha infatti espresso la sua delusione al proposito rifiutando le condizioni europee, che implicherebbero: l’inclusione dell’Iran nella Convenzione contro il finanziamento del terrorismo e nei protocolli di Palermo o nel GAFI; e il coinvolgimento nei negoziati riguardanti il suo programma balistico.
Zarif rifiuta infatti la clausola che legherebbe Teheran al Trattato contro il finanziamento del terrorismo poiché ritiene che essa miri a ostacolare i tentativi iraniani di risarcimento per i danni dovuti alla recessione degli USA dall’accordo sul nucleare.

Per quanto riguarda il sostegno al regime siriano e il rapporto con il libanese Hezbollah, Teheran non intende tirarsi indietro in quanto rischierebbe di perdere le sue credenziali, causando così un aumento delle pressioni in Occidente che porterebbero l’Iran a subire ulteriori perdite.

Probabilmente l’escalation militare iraniana è avvenuta proprio in reazione alle condizioni imposte dall’UE e l’adesione al meccanismo finanziario da essa proposto non ha certo impedito a Zarif di levarsi i “guanti” della diplomazia e la calma che lo caratterizza, per affermare che Teheran non intende ritirare le truppe dalla Siria.
Inoltre, le posizioni europee e il meccanismo annunciato dalla troika (francese, tedesca e britannica) hanno permesso all’ala conservatrice estremista iraniana di alzare la voce di fronte al governo di Rouhani e alla sua politica. Questa volta è stato il turno del presidente della magistratura e del Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema, Sadeq Amoli Larijani, che ha espresso il suo rifiuto nei confronti dell’ingresso dell’Iran nel GAFI e nei negoziati sul suo programma balistico. Si tratterebbe, dunque, dell’ennesima dimostrazione che l’Iran non accetterà tutte le condizioni di questo umiliante meccanismo finanziario e che la delusione da esso derivata potrebbe spingere Teheran ad adottare criteri più rigidi riguardo i dossier locali e internazionali.

Hassan Fahs è uno scrittore ed esperto in affari iraniani.
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Redazione

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